Titolo: La fortuna di essere quel genere di ragazza ( Undress Me in the Temple of Heaven )
Autore: Susan J. Gilman
Pubblicazione: Piemme 2012

Trama: “Appena finito il college, la mia amica Claire e io decidemmo di andarcene in giro per il mondo con lo zaino in spalla per un anno intero. Nessuna di noi due aveva mai viaggiato da sola prima, né eravamo state in un paese di cui non parlavamo la lingua. Semplicemente ci siamo dette: facciamo come Ulisse, Don Chisciotte e Kerouac messi insieme, con in più il lucidalabbra. Conquistiamo il mondo. Eravamo convinte di dover iniziare la nostra avventura da un posto incredibilmente remoto, dove nessuno dei nostri amici avesse mai messo piede. Scegliemmo la Repubblica popolare cinese. Iniziammo i preparativi: quelli per lo sbarco in Normandia non erano stati niente in confronto. L’equipaggiamento di base era composto dall’opera completa di Nietzsche, la mia guida astrologica all’amore di 914 pagine, infradito, una borsata di M&M’s. E preservativi. L’idea era non farsi mancare niente, e fare l’amore sulla Grande Muraglia mi stuzzicava. Finalmente sbarcammo a Hong Kong. Non so quanti dei più grandi esploratori della storia abbiano chiamato casa in lacrime immediatamente dopo il loro arrivo in qualche posto esotico, ma sospetto di essere stata la prima.” Con grande humour, Susan Gilman offre il racconto di un’esperienza al limite del surreale, ricca di episodi divertenti, gustosi, sexy o decisamente piccanti. Uno sguardo esilarante su amicizia femminile, amore e consapevolezza di sé.


Recensione

 

“Per diventare saggi bisogna voler fare certe esperienze e buttarsi, per così dire, fra le loro fauci spalancate. Questo, naturalmente, è molto pericoloso; più di un “uomo saggio” è stato divorato.

Quando ho iniziato a leggere questo libro non ero assolutamente preparata a vivere questa straordinaria e stravolgente avventura quasi da suspance! Chi poteva immaginare che dietro un titolo del genere si nascondesse una trama così penetrante da farmi sentire come burro trapassato da una lama riscaldata sul fuoco? Eppure sono riuscita a uscirne quasi indenne ( quasi perché bisogna ammettere che quello che ti lascia questo libro è tutt’altro che banale), e sono qui, penna alla mano ( o tasto al dito ) a esprimere la mia assoluta reverenza nei confronti di questo superbo romanzo. Superbo nel senso di sensazionale, sconcertante e assolutamente da non perdere. Chi ha mai sognato di poter fare un viaggio in puro stile “conquista del mondo”?

Credo che un po’ tutti ci siamo trovati a fantasticare su come potrebbe essere il nostro viaggio da pionieri in terre lontane, senza renderci davvero conto che ben diverso è immaginare dall’affrontare veramente un viaggio on the road del genere!

Se poi siamo in un contesto storico come la fine degli anni ottanta dove,come riporta la stessa autrice, le ragazze venivano educate a sognare di poter far tutto, di poter conquistare il mondo, beh siamo davanti ad un bel problema. Soprattutto se finiamo per sbarcare in un paese come la  Repubblica Popolare Cinese.

“A quel tempo la Cina comunista si era aperta ai viaggiatori indipendenti da circa una decina di minuti.”

Ecco che la nostra autrice, nonché protagonista di questa avventura autobiografica si trova a dover fare i conti con un mondo completamente opposto a quello dove ha sempre vissuto, dove si sentiva forte, invulnerabile e pronta a tutto. Niente di più sbagliato. Neanche arrivata e già piagnucola con i suoi al telefono perché vorrebbe tornare indietro e fingere che tutto quello che ora le appare davanti agli occhi non sia davvero la quotidiana realtà in cui versa un paese all’altro capo del mondo, ma solo un brutto incubo, uno scherzo che non fa più ridere! Lei in fondo non è quel genere di ragazza che fa cose del genere! Perché si è 4757303lasciata convincere a intraprendere un viaggio così lontano da casa? Anche la risposta della sua famiglia non fa poi tanto ridere ed ecco che suo malgrado si trova a dover adattarsi a quel mondo così diverso, pericoloso e affascinante che mai aveva potuto immaginare. Ai nostri occhi una Cina tutt’altro che turistica e moderna, ma chiusa ancora nel duro abbraccio di un comunismo che nulla lascia trapelare all’esterno e dove l’inglese non è  di certo una lingua conosciuta. A darle man forte la sua compagna di viaggio, che nel libro viene ad avere un nome fittizio per garantirne la privacy. ( ricordiamoci sempre che si tratta di una storia vera, verissima, agghiacciante ma vera). Così Clare la aiuta a trovare la forza per non scappare a gambe levate davanti alle prime difficoltà. Un viaggio da pioniere era quello che avevano sognato di fare e scarafaggi e sporcizia era proprio in quello stile! Susy affronta pagina dopo pagina questo viaggio quasi ai confini della realtà descrivendoci una Cina segreta, sconosciuta e antica. Viviamo con lei il panico di doversi barcamenare in un paese così lontano e diverso dal suo, così sospettoso e incapace di parlare inglese.

“ Cominciavo a rendermi conto di quanto eravamo sole. La solitudine era quasi udibile. Saremmo potute scomparire o morire: a chi sarebbe importato? Fu un momento copernicano. Forse per la prima volta in vita mia compresi la finitezza, il fatto che non ero al centro dell’universo. Fu come ricevere un calcio nello stomaco.”

Ma viviamo con lei anche le emozioni di ritrovarsi a guardare il panorama sulla cima della Grande Muraglia, di conoscere persone nuove, diverse le une dalle altre, provenienti da tutte le parti del mondo e di sentirsi comunque in sintonia con loro proprio per la condivisione di un viaggio tanto audace. Così la timida e paurosa Susy si trasforma in una viaggiatrice, imparando in po’ per volta a destreggiarsi alla meglio anche in condizioni estreme. Ma mentre lei sembra abituarsi alla nuova realtà, ecco che si fa sempre più contorto il rapporto con Clare. Una Clare che si isola, ha reazioni strane e farnetica di assurdi pedinamenti da parte dei servizi segreti. Una scusa per darsi le arie? Un modo per far capire che anche lei non è più tanto sicura di voler continuare ad affrontare quel viaggio? Susy si adegua ai cambi di umore improvvisi dell’amica, finendo così per vagabondare il più delle volte da sola nelle diverse città in cui si fermano. Amicizie che nascono, addii e nuove tappe da raggiungere. Più passa il tempo e più le difficoltà del posto vengono ampliate dalle difficoltà di convivenza tra Clare  e Susy. Fino al tracollo. Ecco che arriva il punto di non ritorno, quando la situazione diventa troppo complicata, troppo rischiosa e dove la mentalità e la politica cinese diventa più che mai un ostacolo insormontabile.

Tutto bene quel che finisce bene?

Non si sa… Non ci è dato sapere tutto e quando questo tremendo viaggio giunge al termine, stanca e disorientata, Susy si accorge di come queste sette settimane l’abbiano cambiata. Un viaggio iniziato con un passaporto e un viaggio in aereo che però è proseguito nel suo io più profondo, cambiando il suo punto di vista, il suo modo di affrontare la vita e sopratutto facendole capire che in fondo, per fortuna, è proprio quel genere di ragazza che ama l’avventura, che sogna di esplorare e non ha paura di farlo.

Le ultime pagine del libro ci regalano un nostalgico ritorno al passato. Vent’anni dopo, ripercorrendo quelle stesse strade, Susy rivivrà i magnifici ricordi di un passato che ormai è quasi tutto legato alla sua memoria. La Cina ormai ha aperto i suoi confini al turismo, si è adattata all’occidente e di quello che era un tempo, ora, non rimane che qualche traccia, sopravvissuta  all’uragano della modernizzazione!

Nelle ultimissime pagine Susy ringrazia ogni persona che le è stata vicina in questa avventura iniziata con il viaggio e terminata con il libro e io vorrei fare un ringraziamento particolare a lei, per avermi permesso, dal mio comodo divano, di poter viaggiare con lei e di scoprire,  così  magistralmente descritto, il tesoro di una Cina ancora avvolta nell’ignoto. Ansia, gioia, terrore e sollievo, ogni emozione ha saputo fare breccia anche in me lasciandomi un bagaglio stracolmo di sensazioni.

Ora scusatemi ma sono ancora vittima del jet lag!


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