Titolo: Blue Mondays
Autore: Emily Dubberley
Pubblicazione: Ed. Nord Giugno 2014

Trama: Chi ha detto che il lunedì è il giorno più deprimente della settimana?
Sembra un lunedì come tanti, per Lucy Green: sveglia all’alba dopo un weekend di lavoro e metro talmente affollata che a malapena si riesce a respirare. Sembra un lunedì come tanti, ma non lo è. Perché il destino le fa incontrare Ben Turner. Ben è affascinante, gentile, misterioso. E, soprattutto, non è costretto a rispettare i ritmi frenetici imposti dall’agenzia pubblicitaria di Londra per cui lavora Lucy; lui coglie l’attimo, si rilassa, si diverte. E propone a Lucy di scendere alla prossima stazione e di lasciarsi andare, anche solo per poche ore. Per quanto le sembri assurdo, lei non può negare l’attrazione dirompente che prova per quell’uomo, né il brivido che sente quando lui le sfiora la mano: ascolterà la voce della ragione, rassegnandosi a un altro grigio lunedì, o seguirà il cuore, assaporando le sorprese che la vita può offrire?


Recensione

Inizio ponendo una domanda: Ma perché dividere questa storia in otto parti?

Insomma non stiamo parlando della Divina Commedia che necessita della suddivisione in canti. Per tutta l’estate ( da giugno fino ad agosto) questo romanzo è stato pubblicato settimanalmente, in Inghilterra così come in Italia dalla Ed. Nord, ogni lunedì, trasformandolo in un romanzo a puntate. Ma seppur questa scelta potrebbe sembrare discutibile ecco che leggendo tutta la storia ne possiamo trarre un senso. Anche se l’intero romanzo non è così lungo da motivarne una divisione in capitoli, più che veri e propri volumi, la narrazione sembra svolgersi proprio a intervalli settimanali. Ogni settimana un nuovo passo per Lucy verso la sua liberazione da preconcetti e regole. Ogni lunedì apre le porte ad una lista di eventi erotici sì, ma che tra le righe rappresentano il segno indelebile di quella presa di coscienza di se che le mancava. Detto questo passiamo al contenuto.
Mmmh…come spiegarlo…
Erotico, esasperatamente erotico! ( Oddio quanto è Hot !!!!). Però, c’è sempre un però, io avrei preferito un po più di romanticismo!
Mi spiego meglio.
Provate a tenere in gabbia per anni un ghepardo e poi improvvisamente liberatelo nella savana, quale sarà la sua reazione? Ora provate ad immaginare una giovane donna che per anni si è adattata alla cattività di una società conformista e intransigente, circondata da persone che le dettavano le regole di vita e poi mettetele davanti un uomo bello, dolce e con in mano la chiave per la sua libertà.
Ecco quello che accade:
La vita di Lucy Green ci viene presentata grigia come il cielo piovoso londinese di quel lunedì mattina, in cui fa la piacevole conoscenza di Ben. Vagone della metro strapieno, un paio di scarpe che le uccidono i piedi, la tracolla della borsa portapc che le sega il collo, il profumo nauseabondo della signora vamp che, tutta acconciata come un manichino esposto in una boutique, le fa rovesciare il caffè sulla giacca, rubandole anche l’unico posto a sedere che si era liberato. Scena da classico lunedì mattina, se non fosse per quell’uomo dall’aspetto affascinante che se ne sta tranquillo, indossando una “divisa” non conforme alla metropoli londonise nei giorni feriali. E porta con se un cestino da pic nic. Assurdo che con quel tempo qualcuno pensi di fare un pic nic e soprattutto … di lunedì mattina??
Dopo quattro sparute battute scambiate con questo sconosciuto e inebriante uomo, Lucy si ritrova a corrergli dietro, letteralmente, facendosi trascinare in un vortice di appagante abbandono. Ben riesce a travolgerla al punto di convincerla, con i suoi modi cortesi, eleganti e gentili …( ma quali modi gentili; Lucy era già straeccitata solo a guardarlo che l’avrebbe seguito anche all’inferno pur di dar sollievo alle sue vogliose, anche se inaspettate, fantasie!!!), a darsi malata a lavoro ( al quale si apprestava, mesta e rassegnata, ad andare sperando, come ogni mattina, che ad attenderla ci fosse una giornata più gratificante del giorno prima). Lei che aveva passato diligentemente gli ultimi quattro week end a lavorare, ora, bidonava il suo capo.
Tra vaghi sensi di colpa per la sua scelta poco matura, ecco entrare in gioco il più classico degli afrodisiaci : il cibo. Ben lancia innocentemente l’esca ( se già l’aspetto fisico non fosse bastato ), parlandole del suo lavoro ( del genere “slow food” ) e mostrandole le meraviglie del cibo. Invaghita e offuscata dalla “lussuria” e dalla “gola”, Lucy si lascia trasportare dall’istinto. E l’istinto le dice che vuole quell’uomo! Da qui in poi c’è un continuo e intenso susseguirsi di scene erotiche in cui la protagonista si trova, anche involontariamente, invischiata ma da cui trae una consapevolezza da bad-girl. Scene saffiche fino all’estremo, menage a trois tra colleghi, sveltine scottanti con Ben. Droga, sesso e nessun rock & roll all’appello. Insomma, non disdegnamo certo un po di sventolamento da vampate di calore, ma se fosse tutto correlato e arricchito da un minimo di romanticismo sarebbe più interessante. Invece pare che nella storia di Lucy non ci sia troppo spazio per il romanticismo quanto piuttosto la voglia di lasciarsi andare, di esplorare un mondo nuovo, e di farlo con una lucidità quasi preoccupante. Altro ché smaliziata, Lucy sembra voler tagliare i fili che la tenevano legata ad una vita troppo stretta. Una vita che le era stata cucita intorno da persone che le dicevano come vivere, cosa indossare, come comportarsi. Un romanticismo forse bruciato con il suo ultimo flop con David, ex con vizietti troppo over l’accettabile, e da una Lucy servizievole e “zerbino” come aveva sempre creduto di dover essere. Presa coscienza della libertà decide di essere se stessa fino all’estremo. Nulla da dire sullo stile della scrittrice, a parte i gusti narrativi puramente soggettivi, la storia nel suo complesso ci lascia un po disorientate. Forse nato proprio per alletiare le letture da mezzi pubblici di donne che ogni lunedì mattina si apprestano ad andare a lavoro, con il solito depresso atteggiamento da inizio settimana, questo romanzo sembra più voler impressionare per il senso di leggerezza che da la consapevolezza che “volere è potere”, piuttosto che raccontare la storia di una donna schiacciata negli anni da persone che la volevano comandare, non ritenendola degna di poter decidere da sola cosa o come essere. Solo Ben ci riuscirà ma a quanto pare anche lui si troverà alla fine a dover fare i conti con quella nuova versione di Lucy. Molto più sicura di se, certo, ma ora più che mai, ansiosa di sentirsi “libera”.


 

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