Titolo: La Donna perfetta
Autore: Amabile Giusti
Pubblicazione: Mondadori febbraio 2015

Trama: Visto dal di fuori, Guido Masetti sembra il fidanzato ideale. Insegnante di lettere in un liceo di Napoli, amato dai suoi studenti, sensibile e idealista, sempre cordiale con quelli che incontra a partire dal proprietario del chioschetto dove, ogni giorno, compra fiori freschi per la fidanzata… È così che lo vede Giada, che però è separata da lui da un muro: una parete vera e propria, quella che divide la cucina di lei dal salotto di lui. Lei ha trentasei anni, fa la scrittrice di favole per bambine che sognano di diventare principesse ed è delusa dall’amore. Sogna un uomo romantico e divertente con uno sciame di grilli per la testa. Proprio come quel vicino di casa tanto sorridente e… così dolce con la sua fidanzata. Già: la fidanzata, ecco il problema. Le cose, però, a volte cambiano quando meno ce lo aspettiamo. Guido viene lasciato e cade in depressione. Ma proprio quando Giada sta per fare un passo verso di lui, qualcuno la precede. E Silvia, giovane e bellissima come un angelo. Suona alla porta di Guido e a entrambi basta uno sguardo per capire di avere molte cose in comune, cominciando dagli impressionisti francesi per arrivare alla passione per il Milan. Silvia è semplicemente… perfetta! Ma sarà proprio vero? E come mai Silvia sembra non volere farsi vedere da nessuno degli amici di Guido? È possibile che non sia come appare?


Recensione

Non nego che per scrivere questa recensione abbia dovuto faticare non poco.
Di solito il problema sorge quando il libro offre pochi spunti, deboli argomenti su cui il lettore rimane impigliato e quando si legge poco si ha poco da recensire.
Ora il problema che mi si pone è esattamente opposto.
Il complesso di emozioni, di poliedriche sensazioni, di innumerevoli POV e il complicato viaggio mentale alla scoperta del proprio inconscio si accavallano con l’irruenza di una cascata sul letto di un fiume.
Con lo stile fresco e pungente, ironico e romantico, Amabile Giusti ha saputo rendere questo suo romanzo un capolavoro da aggiungere alle altre sue opere.
Non siamo di fronte ad un compendio di psicologia noioso e opprimente ma al cospetto di una commedia romantica e divertente incentrata su un uomo qualunque ma non comune, che si trova suo malgrado a fare i conti con una profonda verità. Una verità che per poco non lo conduce alla pazzia totale.
Guido, personaggio che sembra cucito alla perfezione sul profilo di Claudio Bisio, è il nostro protagonista.
Insegnante di italiano in un liceo di Napoli, vive la sua vita circondato da un nebuloso mantello di perfezione idilliaca. Lui così legato al prototipo donchisciottesco di cavaliere romantico e premuroso, ama la sua Anna con irrefrenabile trasporto.
Adora riempirla di attenzioni, comprarle ogni venerdì dei fiori diversi e divertirsi a vederla indovinarne la specie. Ma la realtà che circonda Guido, oltre quella coltre di nebulosa e romanzata storia d’amore in cui si è calato è pronta a sferrargli un duro colpo. Un colpo dal quale sarà difficile riprendersi.

Ma che importa che fiori sono, Guido! Vuoi scendere da quel cazzo di pianeta sul quale vivi?»
«Pianeta? Che pianeta?»
Guido, ti vuoi svegliare o devo darti una botta in testa?»
«La botta in testa per oggi l’ho già presa, basta e avanza. Forse per questo non capisco a cosa ti riferisci.»
«No, tu non capisci mai a cosa mi riferisco! Io provo a parlarti e tu non capisci. Ti sei accorto che non facciamo l’amore da mesi?»
«Sì ma… sei stata poco bene. Il lavoro… il mal di testa…»
«Non ho avuto nessun cazzo di mal di testa!»
«E allora, cosa…»
«Vedi? Tu vivi sul pianeta “va tutto bene e se non va bene cantiamo una canzone di Tutti insieme appassionatamente e passa ogni cosa”, così la vita è bella, è tutta rose e fiori. In senso letterale, visto che mi trasformi la casa in un cimitero il 2 di novembre»

Da romantico ed illuso promotore dell’amore romanzato, lo vediamo trasformarsi in un mordace dispensatore di crudeli epiteti che non lesinano neanche le sue più amate eroine romantiche come Madame Bovary.
 

«Emma lascia il marito per il giovane Léon perché entrambi sono preda della stessa concezione dell’amore romantico, condividono lo stesso ideale di felicità…»
Belle parole, Rotunno. Ma la verità è una sola. Emma Bovary tradisce il marito perché è, anche lei, una zoccola.»
 Mi sfugge un “anche lei” fin troppo personale, ma il senso è corretto.
«Flaubert e tutti i critici vogliono far passare l’idea che Emma sia una povera donna combattuta, infelice, infedele perché disillusa e delusa da un uomo mediocre. Ma i fatti parlano chiaro: è una zoccola.»

Lo spericolato ma divertente2 viaggio del nostro protagonista lungo le più recondite profondità del proprio inconscio sarà allietato da figure dal carattere più disparato e interessante. I personaggi che interagiscono con lui sono tanti. Cominciando dal suo migliore amico Paolo. Suo ex studente, ora insegnante di educazione fisica nello stesso liceo dove Guido insegna. È il tipico napoletano doc, dal cuore d’oro e dalla lingua sciolta, con la risposta pronta e la battuta ironica nella manica! Una vera macchietta che ci strappa la risata anche nei momenti più drammatici.

«Non la conosci nemmeno, Guido! Non ci si sposa dopo una dozzina di scopate!»
 «Il tempo è una sottigliezza. È come se ci conoscessimo da una vita, te l’ho detto. Non so spiegartelo bene, senza risultare retorico, ma è così.»
 «Non sai spiegarlo perché non c’è niente da spiegare! Le stronzate non si spiegano, per questo sono stronzate!»
«Tu invece la conosci benissimo, vero? Cosa sai di lei, dimmi? Non ti sembra sospetto che un giorno arriva la più bella ragazza del mondo, ti chiede in prestito lo zucchero e dopo un’ora te la ritrovi in mutande e andate a letto insieme? Come la chiami sta cosa?»
 «Amore a prima vista. Colpo di fulmine, magia, chimica!»
 «No, è un tentativo di truffa a un anziano.»
 «L’anziano sarei io?» ribatto piccato.locandina
 «Le hai pure dato le chiavi di casa. Un giorno torni e la trovi svaligiata, senti a me.»

 

Giada, vicina di casa di Guido che per anni si è dedicata allo stalkeraggio, spiandolo oltre quel muro che la divide da lui. Per Giada, Guido è l’uomo che ha sempre sognato avere al suo fianco! Inutile dire che nella sua vita si è sempre scontrata con uomini assai lontani da quell’ideale di uomo romantico e dai modi eleganti e raffinati. Anna non merita un uomo così premuroso. E infatti la sua rottura con Guido le apre nel cuore un briciolo di speranza.
La storia è già ben chiara sin dalla lettura della trama ma solo il calarci nella mente di ogni singolo personaggio, perfino di Silvia, a cui l’autrice ha lasciato la parola, ci possono far capire come ogni singolo personaggio riesce ad interagire, con il suo proprio carattere, nel labirintico inconscio di Guido. Una madre, Carla, dal cipiglio mordace e smaliziato che si scontra con un marito docile e buono, che mira solo alla felicità del proprio figlio, anche se questo può voler dire lasciargli vivere la sua storia d’amore con una ragazza immaginaria.
Come dicevo poco fa, il personaggio di Silvia è molto interessante. Staccato per un attimo dal suo creatore, viene a prendere parte attiva con il suo personale punto di vista. Lei è una creatura nata per compensare quel senso di inadeguatezza e di vuoto che una mente debole come quella di Guido, vittima della dolorosa separazione da Anna, ha permesso di venir fuori. Lei è la sua cura e lo ama come nessun’altra altra donna potrà mai fare. È in tutto e per tutto lo stereotipo di donna perfetta. Fisico statuario, accondiscendente, interessata di ogni cosa che appassiona il suo uomo e capace di regalargli una passione travolgente e surreale. Esatto, surreale! Una donna tanto perfetta da non essere vera. Ma Silvia ora sembra esistere per davvero e se anche rimane limitata nell’immaginazione del suo creatore, riesce a manipolarlo come se fosse un burattino nelle mani del burattinaio. Lui l’ha lasciata solo perché non è reale? Non si fa così! E per poco ci dimentichiamo che a muovere le reazioni di Silvia è proprio la mente di Guido…
Non scordiamoci della stessa Anna, colpevole di aver scatenato tutto questo putiferio. Donna disprezzata praticamente da tutti. Carla la considera una sgualdrina, Giada la vede come una spocchiosa con quell’aria da orchidea costretta a vivere sul pianeta dei carciofi, ma anche per lei ci sarà il momento della redenzione. Trovata la sua personale versione della felicità, diventa finalmente una donna diversa, rilassata, e consapevole più di quanto all’epoca lo fosse lo stesso Guido che il suo odio verso Giada era motivato proprio da quelle piccole attenzioni che il suo fidanzato mostrava nei confronti della vicina.
La lotta di Guido per restare a galla e non precipitare nella pazzia più totale sarà complessa ma fluida e la lettura ci assorbirà con i suoi morbidi e finissimi ornamenti poetici che si intrecciano ad una frizzante e folcloristica Napoli dipinta con colori accesi e note passionali. Un cocktail di romanticismo d’altri tempi e di verace passione moderna che ci travolgerà lasciandoci, a fine lettura, con un raro e prezioso bottino di emozioni dalle più svariate tonalità.
Un libro assolutamente da consigliare, sopratutto per chi ancora crede nell’astratto concetto di perfezione!
Che poi…sarà vero quello che pensa Anna? Se la perfezione esistesse davvero, sai che noia?!


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