Titolo: L’amore è come un pacco regalo
Autore: Barbara Schaer
Pubblicazione: Self publishing Gennaio 2015

Trama: Giada ha ventinove anni, lavora come grafica pubblicitaria in un ufficio sull’orlo del fallimento e l’unico sogno che coltiva da sempre è sposare l’uomo che ama e avere dei bambini.
Tutti i suoi piani, però, falliscono quando il suo fidanzato la lascia all’improvviso.
Tornata single dopo tanti anni deve decidere cosa fare della sua vita, e fra le sue liste di buoni propositi e i consigli non proprio convenzionali delle amiche e della madre incontra Sebastiano.
Lui è il classico bello e dannato e non la considera minimamente. Lei è ben decisa a stargli lontana. Ma, complice una notte di follia di cui Giada non ricorda nulla, le loro strade collidono, si intrecciano, si complicano.
Sebastiano accetta di aiutarla nel tentativo di riprendersi l’uomo che ama e nel frattempo le fa conoscere Michele che, gentile e ricchissimo, potrebbe rivelarsi proprio l’uomo giusto per lei.
Protagonista di buffe peripezie che le danno una notorietà che decisamente non vuole, Giada dovrà capire cos’è che desidera davvero. Se aggrapparsi al passato, vivere la storia d’amore perfetta e tranquilla che farebbe felice sua madre, o abbandonarsi a quello che segretamente prova per l’uomo sbagliato.


Recensione

Primo esperimento di questa scrittrice, già conosciuta per Alis Grave Nil e Onislayer ( urban fantasy), nel genere romance contemporaneo. Nulla da eccepire! Un lavoro fantastico e impareggiabile!
Siamo al cospetto di una storia d’amore per nulla scontata, sdolcinata, diabetizzante.
Lo stile chiaro, fluido, elettrico e frizzante regalano alla lettura un carattere fresco e moderno. Un connubio di sorrisi ironici, battute velenose, pianti che sfigurano le delicate fattezze femminili e risate che pompano ossigeno al nostro cuore come se fossimo in alta montagna.
Giada è appena stata lasciata, o meglio, no, è appena stata messa alla porta dal suo ragazzo con cui convive da due anni perché lui le ha chiesto una pausa di riflessione. Per quel che la riguarda è una cosa ben diversa dal scaricare la propria ragazza.

 

«Ha bisogno di tempo per pensare, Giorgia. Non ricamarci troppo sopra.» «Ah ah ah.» La sua risata è finta quanto le labbra a canotto di Pamela Anderson. «Questa è la balla del secolo. Gli uomini non riflettono. Quante volte devo ripetertelo? Non è nel loro DNA. Le uniche due cose che interessano davvero a un uomo sono mangiare per sopravvivere e fare sesso. Tu cucinavi e lo sollazzavi a dovere. Se avesse voluto semplicemente riflettere lo avrebbe fatto con la pancia piena e il testosterone tenuto a livelli di guardia.»

Teneramente drammatico il prendere atto di come l’amore possa portarci a travisare la realtà in ragione di ciò che il nostro cuore vorrebbe farci credere. Giada è stata lasciata, punto! Ma convincersene è cosa ben diversa, tanto più che la domanda su che fine abbia fatto il sogno di una vita felice insieme a quell’uomo che fino a due giorni prima l’amava e che presto (convinta lei convinti tutti) le avrebbe finalmente fatto la proposta di convolare a nozze, rimane inesorabile senza risposta. Un mucchio di valige accatastate davanti all’ascensore di casa e una statua di sale che la osserva impaziente e snervata mentre la sua ormai ex fidanzata libera l’appartamento da ogni suo segno di convivenza.
Che fare a questo punto se non lasciarsi andare in balia dei consigli della migliore amica, convinta che una sana notte di sesso con uno sconosciuto possa addolcire il sapore di fiele per la fresca rottura?
Ilaria sa il fatto suo e sa come imporsi davanti ad una riluttante Giada assolutamente poco entusiasta.

Per i non addetti ai lavori questa sera sono Trilli, la fatina zitellosa di Peter Pan, e sono all’affannosa ricerca di un uomo che mi corteggi e mi convinca ad aprire le gambe stasera stessa, con un entusiasmo che decisamente non mi compete. Almeno, questa è la mia cruda interpretazione dei fatti. Ilaria la vede in un altro modo, invece. Per lei siamo due puledre selvagge pronte a fare strage di cuori.

 
È quella che infatti ci si presenta è un’impacciata e fuori luogo fatina che non ha la minima idea di come ci si diverta in un locale del genere, senza avere il suo fidato scudo al fianco. Cos’è Giada senza Stefano?
Una sfigata? Sicuramente no, ma altrettanto certo è che deve darsi una mossa e imparare presto le ardue tecniche sociali da rimorchio.
E il suo primo tentativo è un imbarazzante buco nell’acqua. Un’ acqua densa, cupa che la trascinerà per tutto il resto del romanzo in un vortice di inaspettate novità.
Si perché quel bel ragazzo che ha individuato, con l’aria annoiata e insofferente tanto quanto la sua, si dimostra essere un clamoroso due di picche. Prendere e incassare, ma non senza un’uscita di scena da prima donna.

«Hai davvero tutta la mia stima, il tuo travestimento da stronzo è geniale. Spero solo che tu riesca a togliertelo una volta arrivato a casa!» Gli volto le spalle e faccio per andarmene, ma poi mi fermo, torno a guardarlo e aggiungo, abbaiando frustrata: «E per la cronaca Trilli è una fata, non una bambola, idiota!»

Una serata senza dubbio indimenticabile.
Sebastiano, il classico prototipo della “cattiva compagnia” entra a spintoni nella vita di Giada. Nuovo dipendente dell’agenzia di Giorgia, sorella di Giada, rappresenta tutto quello che lei non ha mai pensato di volere. Sì, l’inebriante prestanza fisica ha il suo “because”, ma l’assoluta mancanza di eleganza nel rivolgersi ad una donna che neanche conosce, l’arroganza, la disinibita padronanza di se e ancora di più, il quadro caratteriale che le ha dipinto Giorgia, tutto induce a pensare che non ci possa essere nulla, in quell’uomo a poterle interessare.
Peccato che sia proprio Sebastiano a incontrarla dopo il suo settimo Bellini, già quasi ubriaca e in preda ad una crisi di nervi. Il suo mondo, il futuro già preconfezionato, con i suoi due figli, Marco ed Elisa, e il suo meringoso vestito da sposa, sono stati appena spazzati via da una palla da demolizione nel momento in cui ha beccato il Suo Stefano baciare la Sua acerrima nemica nonché collega, Estelle.
Mentre il suo ex futuro marito è alle prese con la stangona più odiata del suo ufficio, Sebastiano è seduto al suo fianco, in quel pub dimenticato da Dio. Uomo sbagliato al momento sbagliato. I troppi Bellini hanno un brutto effetto e Giada si ritrova coinvolta, senza neanche averne memoria in un complicato gioco di letto.
Il coinvolgimento tra i due segue una rotta incerta, spinta da una parte dalla sarcastica e ironica convinzione di Giada che quel ragazzo che, a suo dire, le ha offerto il miglior sesso della sua vita, non potrà mai essere il suo tipo e la sempre più pressante attrazione verso un uomo così diverso dal suo collaudato standard. Lui non va bene per lei, ma lei perché non andrebbe bene per lui? Poco importa, meglio toglierselo dalla testa il prima possibile, tanto più che il suo piano diabolico è di assoldare proprio Sebastiano per spiare Estelle e scoprire qualcosa da poter spiattellare davanti agli occhi a cuore di Stefano, convincendolo così del grosso errore commesso nel lasciarla.
Perché Estelle sarà anche più bella di lei, ma nasconde oscuri segreti. O almeno è quello che spera.
Esilarante, comico a volte, brioso il susseguirsi di situazioni ai limiti dell’imbarazzo, la storia viene pian piano prendendo spessore, scontrando e fondendo il più bizzarro e frizzante stile in cui Giada affronta le continue “tragedie” emotive, professionali e famigliari, con il più intenso, triste e passionale ardore che le stropiccia il cuore, strattonando anche noi lettori, come Giada, tra la triste consapevolezza di un amore sul quale si è investito tutto e che ora giace morto e dilaniato su un campo di battaglia e quel brandello di incertezza, di gelosia, di attrazione, di inspiegabile attrazione verso Sebastiano, così distante da lei eppure così coinvolgente.
Viviamo insieme alla protagonista la straziante presa di coscienza di una relazione che viveva solo nel suo cuore, ma per la quale l’amore ancora vivo in lei la porta a fare di tutto, a lottare fino allo sfinimento pur di aggrapparsi ad un ultimo, flebile raggio di speranza.

La verità è che finché si è dentro a una storia, finché si è innamorati di qualcuno e il senso di perdita è tale da assomigliare a una voragine che ghigna sotto ai tuoi piedi pronta a divorarti, si è disposti a tutto, persino a negare l’evidenza o a rinunciare ai propri desideri pur di stare meglio. Pur di essere di nuovo riamati. E riusciresti davvero a perdonarlo? Le parole di Sebastiano mi frullano in testa come tanti colibrì attorno a un grappolo di fiori succulenti, e per la prima volta mi sento incerta.

I sentimenti le scombussolano l’anima come in balia di una tempesta. Arrendersi e lasciare che i flutti la trascinino via da quell’imbarcazione che inevitabilmente è già affondata o combattere contro le onde e aggrapparsi all’impossibile pur di trattenere anche un solo pezzetto di ciò che rappresentava il suo mondo?
Ironia a parte, Giada sta affrontando una grossa scelta di vita e il destino non la sta aiutando.
Stefano è sempre lì nei suoi pensieri, lo ama ancora o è solo l’esempio lampante che in fin dei conti è inutile puntare tutto sull’amore quando questo sentimento ti può portare via ogni cosa?

A volte il pianto è come un’onda. Se ne sta lì, nella gola, un po’ sale, un po’ scende, e poi ti arriva fino alle ciglia, a un passo dall’inondarti le guance, e subito dopo si ritira, risucchiato fin dentro allo stomaco, deglutito insieme ad aria e saliva.

 
Sebastiano sembra essere una cometa che brilla della sua luce sfolgorante ma che poi svanisce, inseguendo il suo sogno, un sogno che chiaramente non può essere Giada.
E a far capolino in questo intrigo di emotività instabile arriva Michele. Giovane dottore, esponente dell’alta società genovese. Lui sì che potrebbe garantirle la tranquilla vita familiare che sin da piccola ha sempre immaginato per se. Michele è il tipico genero che renderebbe orgogliosa sua madre. Ecco i due poli opposti. Michele e Sebastiano.
L’uno, ricco, benestante, nobile, e in grado di portarla sul podio più alto nel cuore dei suoi genitori. La vita con Michele si prospetta fluida, lineare, tranquilla.
L’altro, Sebastiano non ha nulla di tutto ciò da offrirle. Nulla che si possa pesare su una bilancia d’oro. Porta con sè un bagaglio poco più grande di un beauty case, ma nell’animo racchiude un mondo di emozioni, che nessun titolo nobiliare può eguagliare.
Quando finalmente Giada capisce, pur se in un modo assolutamente inappropriato a certe rivelazioni, che il problema non era Stefano, ma lei, qualche tassello inizia a trovare la giusta posizione. Donnina disegnata su misura di una casta e pura casalinga morigerata, composta, poco pretenziosa, dai desideri umili. Semplice acqua che si adatta al contenitore che la contiene. Beh un messaggio duro ma che le serve per far luce in quel confuso groviglio di domande a cui non sa dare risposta.
Certezza e stabilità o passione e imprevedibilità?
E se la risposta arrivasse troppo tardi?
La cometa da cui si sente attratta come se fosse il fuoco vicino al quale poter sopravvivere al gelido inverno, sta per lasciarle la possibilità di avere il futuro che ha sempre sognato.
Non sono fatti per stare insieme. Lo si era capito dall’inizio.
Quando stiamo per arrivare alla conclusione della storia un brivido di freddo ci congela il cuore. La speranza che finalmente ci possa essere un lieto fine viene congelata da un rifiuto. Un agghiacciante rifiuto.
Così ci ritroviamo una Giada in procinto di convolare a nozze con un uomo che piace alla sua famiglia, ma che di passione, di amore, di sincero e inebriante trasporto emotivo non sa proprio nulla. Un uomo che le promette una vita tranquilla e magari quei due bambini che tanto sognava con Stefano. Una casa grande, una stabilità economica. Una vita banale ma di un certo spessore sociale. E Giada si appresta a tutto questo calvario con la rassegnazione di un animale da circo, pronto a fare quel che deve, quello che le è stato detto sia il meglio per lei. Prova a convincersene e poi tanto male non ci si vede, narcotizzata da un lavaggio del cervello operato con abilità dalla madre e dalla convinzione che più di quello non potrebbe ottenere. Ma tutto questo finto teatrino è pronto a sgretolarsi appena la cometa torna ad illuminare il suo cielo.
Improvvisamente i nostri cuori riprendono a battere, riscaldati dal ritorno in scena di quel solo uomo che sia riuscito a tirar fuori il meglio di Giada. L’uomo che l’ha fatta sentire viva.
Proprio per questo, rivedere Sebastiano fa male, perché non è mai riuscita a dimenticarlo, ad accettare il fatto che siano due persone troppo diverse.
La suspance che ci viene offerta nelle ultime pagine, in bilico tra il terrore di una scelta sbagliata, di un tempismo tardivo, la voglia si scuotere energicamente Giada e svegliarla da quel torpore fatale in cui si è abbandonata, ci blocca il respiro. Siamo in attesa di quel match point che condurrà alla vittoria o alla devastante sconfitta. Perché in gioco c’è il vero amore. Quello che non segue le regole, non si pesa con il denaro. Si vive, si respira.
Questa volta Sebastiano gioca a carte scoperte, confidandosi a cuore aperto e lei dovrà decidere una volta per tutte se scegliere la passione o la stabilità.

L’amore è come un pacco regalo che non sai quando ti arriva. Non è come uno di quei regali che hai chiesto di ricevere o un oggetto che sai già che ti serve. Non è qualcosa che ti risolve la vita, piuttosto è qualcosa che la complica. Come un soprammobile che non sai dove mettere o un paio di scarpe difficili da abbinare. Eppure è una sorpresa che ti rende felice, che ti stampa sul viso un bel sorriso. E bisogna conservarne il fiocco, piegare per bene la carta, fare buon uso della scatola e apprezzare quello che si trova all’interno perché custodire l’emozione che hai provato a scartarlo ti aiuterà nel futuro incerto, nei giorni che non saranno rosei ma grigi o neri. Perché sopportarsi non è sempre una passeggiata, e quando i difetti sembrano superare i pregi, i contro superare i pro, ricordarsi di quella prima volta, di quel primo momento di intensa meraviglia e sincero entusiasmo può preservarti dal mandare a monte ciò che speravi durasse per tutta la vita.


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