Titolo: C’è chi dice amore ( stelle cadenti serie #2 )
Autore: Jessica Sorensen
Pubblicazione: Newton Co. Settembre 2015

Trama: Nova Reed non può dimenticare Quinton Carter, il ragazzo dagli occhi color miele che le ha fatto capire che deve aspirare a qualcosa di più della sua vuota vita. Il dolore che lui prova è così simile al suo, ma mentre Nova è riuscita a venire a patti con il passato, Quinton è da qualche parte, là fuori, che sta sprofondando. Ma la ragazza è determinata a trovarlo per cercare di aiutarlo prima che sia troppo tardi. Nova è stata al centro dei suoi sogni per quasi un anno, ma Quinton non ha mai pensato che una ragazza dolce e gentile come lei potesse davvero decidere di prendersi cura di uno come lui. È convinto di dover pagare per quello che ha fatto in passato e di meritarsi una vita buia ed estrema, dove non ci può essere posto per Nova. Ma lei lo ha seguito a Las Vegas, e sarà difficilissimo convincerla a stargli lontana, perché Nova si è messa in mente di volerlo salvare e non ha alcuna intenzione di andarsene…


Recensione

Mi sveglio ogni mattina soddisfatto di annegare nell’oscurità. Soddisfazione beata, inebetita, senza preoccupazioni né l’assillo del mio passato andato a puttane, perché non sento niente. Almeno dopo la prima dose. Una volta su per il naso, quei cristalli bianchi agrodolci, tanto meravigliosi quanto tossici, bruceranno il fondo del palato insieme a tutte le emozioni.

Allora starò bene per giorni. Il senso di colpa che mi porto dentro muore per un po’ e lentamente muoio anch’io. Sono felice, perché voglio morire.

 E mi sto sforzando di arrivarci, una striscia di stordimento dopo l’altra.

 Ne L’amore verrà avevamo lasciato un Quinton perso nel buio isolamento del suo senso di colpa. La brava persona che era stata in passato sembrava morta il giorno dell’incidente al fianco della sua ragazza e di sua cugina. Quello che abbiamo conosciuto nelle pagine del primo romanzo era un ragazzo che “sopravviveva” per inerzia, perennemente sballato dagli effetti del fumo. Annebbiare la realtà, sbiadire i contorni di un senso di colpa che può devastare più di un dolore fisico, erano le uniche vie di fuga dalla pazzia. La mente si difendeva portandolo a nascondere il vero in ragione di una rappresentazione opinabile e contorta della realtà.
Conoscere Nova, quella ragazza così dolce, triste, persa anche lei dentro il buio mondo della sofferenza, l’aveva, però, smosso quel tanto da far trapelare il suo animo di un tempo. Ma pensare, desiderare Nova, ampliava il suo senso di colpa nei confronti di Lexi e i continui sbalzi d’umore lo rendevano incostante. Il suo alter ego usciva fuori senza preavviso, incontrollato e mordace.
Alla fine Nova, risvegliata con forza da quel torpore nel quale anch’essa era precipitata seguendo l’esempio dei suoi nuovi amici, decide di riprendere in mano la sua vita. Vedere finalmente il video di Landon era stato un evento catartico, che le aveva dato la spinta per lottare contro il dolore che la stava consumando. Era scappata, lasciando Quinton abbandonato a se stesso. L’ unico che dopo la morte del suo ragazzo era riuscito a farla sentire bene, rimaneva lì, perso e devastato.
Ma la consapevolezza di avere un problema da risolvere, la necessità di risalire da un pozzo già troppo profondo, comporta anche il capire che non si può salvare qualcuno se prima non si salva se stessi.
Così Nova fugge via da tutti, ma con la promessa di tornare un giorno indietro a riprendere Quinton, aiutandolo a salvarsi a sua volta.
Perché la vita va vissuta a pieno, anche se tragedie impreviste cercano di impedire il raggiungimento della propria felicità.

Ora Nova è guarita. Non è passato molto tempo e sta ancora cercando di affrontare i suoi fantasmi, ma aver ripreso in mano le redini della sua vita le dà la speranza di poter mantenere l’impegno di quella promessa fatta a se stessa.
Con l’aiuto della sua nuova amica Lea, compagna di college, scopre dove si trova Quinton e, nonostante le lamentele di sua madre troppo preoccupata di una sua possibile ricaduta, decide di raggiungerlo.
Non esser riuscita a salvare Landon, non vuol dire che non sia ancora in tempo per salvare lui, costi quel che costi.
Purtroppo la realtà che le si pone davanti al suo arrivo in quella specie di vecchio motel abbandonato nella zona dimenticata da Dio di Las Vegas, le si abbatte contro come un pugno in pieno stomaco.
Il vecchio Quinton non è più solo un “cannarolo”, lo stato di dipendenza è salito alle metamfetamine.
Il suo animo si sta spegnendo velocemente mentre la sua mente è sempre più spesso stordita dagli effetti di quelle strisce bianche che lo aiutano a raggiungere la morte. Ecco qual è il suo obiettivo. Senza avere il coraggio di commettere un atto assoluto, crogiolarsi nel lento ma inesorabile viaggio di devastazione della droga, gli permette di sperare che la vita si sgretoli via, indolore, lavando via il senso di colpa che non vuole lasciarlo in pace.

Deve stare lontano da me e da questo casino di merda che dovrebbe essere una vita, perché sono troppo codardo per arrendermi del tutto, morire, compiere finalmente quell’ultimo passo e porre fine ai miei giorni, invece che farlo lentamente. Riempire il mio corpo di così tanta droga da costringere il cuore a smettere di battere e stavolta per sempre, nell’oscurità, dove nessuno può salvarmi.

Nova deve combattere contro un “mostro” che ha preso possesso del corpo e dell’anima di quel ragazzo, nel quale, la versione che era un tempo è sempre più fumosa e sbiadita. Soprattutto lottare per salvare chi non vuole essere salvato rende la battaglia più cruenta, più efferata e difficile non solo da vincere ma soprattutto da superare indenne. Il dolore e la profonda ferita che legge nello sguardo di Quinton la fanno ripiombare nell’oblio delle tristezza, del senso di impotenza in cui si è sentita prigioniera per anni. Aiutare il suo amico richiede forse più forza di quanto lei sia riuscita ad assorbirne nel periodo di recupero ma la ritirata non è contemplata. Nonostante le lacrime, il dolore, il richiamo delle droghe e i continui tentativi di convincimento di Lea, Nova non ha intenzione di arrendersi.
Così si avvia il delicato piano di riportare in luce quel piccolo barlume di vita che risiede nascosto nel cuore di Quinton.
Ma a fare da protagonista questa volta è proprio lui. Chiuso, ghettizzato dal suo tormento, dai suoi fantasmi che giorno dopo giorno sembrano sempre più forti e ogni attimo, ogni striscia sniffata, lo portano più vicino a loro. La necessità di punirsi per quella vita che a lui è stata ridata, lasciando indietro Lexi e Ryder, lo incita a farsi del male, a lasciarsi andare, a inseguire perfino la sofferenza. Anche ad immolarsi davanti ad un pestaggio nella speranza di cedere definitivamente e raccogliere quello che più si merita, e salvare  la pelle a suo cugino, come atto dovuto per avergli portato via la sorella. Lui merita di morire, ma non Tristan, vittima anche lui di quel ciclone di assuefazione e dipendenza che lo spingono sempre più verso l’autodistruzione. Vedere Tristan riempirsi le vene di eroina per lui è come avere sotto gli occhi perennemente la profondità degli effetti provocati da quell’incidente d’auto.anteprima-ce-chi-dice-amore-di-jessica-sorens-L-hHWxhi
La stessa Nova, ricomparsa più bella, più luminosa e più determinata di prima, ha un impatto non del tutto positivo su di lui. Desiderarla, sognarla, bramarla priva Lexi di quell’amore che lui le ha giurato in punto di morte. Convinto di non meritare le attenzioni di nessuno, tantomeno di una ragazza come Nova, Quinton cerca di allontanarla il più possibile. Il dolore che prova nel tenerla a distanza, nel cercare di convincerla che non può far nulla per aiutarlo, perché lui non merita di essere salvato, si unisce ad altro dolore e non c’è altro modo per tenerlo a bada  se non calarsi nel naso una o due strisce di quei cristalli che lo stanno divorando.
Ma più Nova si intestardisce, più Quinton sembra cedere al bisogno di assaporare quei pochi, brevi ma intensi momenti in cui è con lei.

«Cristo! Ho il cuore a mille», dice tutto emozionato, mentre si preme una mano al petto. Allunga la mano, prende la mia e se l’avvicina al cuore. «Lo senti?».
 Annuisco, dimenticandomi di respirare. «Anche il mio».
Quasi senza rendersene conto, mi posa la sua mano sul cuore, che batte più per quel contatto che per altro. Non dice niente. Ascolta solo il mio battito, mentre io sento il suo. Vivi, entrambi. Tutti e due intenti ad assaporare quell’istante semplice, eppure eloquente, in cui le persone ci superano schivandoci, tentando di scendere dalla corsa, lanciandoci occhiate strane, perché non ci capiscono. Mi spiace per loro, mi spiace che non comprendano quanto fantastico sia ascoltare il battito altrui, sapere che sono ancora vivi.

Fino a che il panico ritorna a stringergli la gola, il senso di colpa serra il suo cuore e la fuga rimane l’unica soluzione per riprendere a respirare.
Con una mano magistrale, la Sorensen riesce ad affondare in noi stessi la terribile devastazione che alberga in questo ragazzo, strappandoci pezzi di cuore, mordendo il nostro animo e calpestando ogni pensiero positivo. Non sembra esserci più spazio per la speranza, se non nel cuore di Nova che lotta con le unghie e con i denti per raggiungere il suo obiettivo. E lo fa con l’innocenza e la tenerezza di chi porge non solo una mano ma tutta se stessa per ridare senso ad una vita che si sta deteriorando velocemente.

La speranza è quel che mi fa continuare a cercare Quinton… il motivo per cui sono convinta di volerlo trovare e aiutare. Anche se so che quel che mi aspetta in futuro sarà difficile, che molto probabilmente risveglierà ricordi dolorosi del passato. Ma so che è qualcosa che devo fare. Guardando indietro, mi rendo conto che Quinton è entrato nella mia vita per una ragione.

Ma quello che avvolge la vita di Quinton non è sempre facile da affrontare. La sua esistenza ormai è gestita dalla padrona droga e in questa forma di schiavitù tanti, quanto pericolosi sono gli aguzzini al suo servizio, pronti a tutto per il suo volere. Così non volendo si trova per ben due volte al cospetto di un sicario pronto a tutto per vendicarsi di un affare andato male. La paura che si avvinghia intorno al cuore di Nova è un’altra dura prova da superare. Rendersi conto che dietro quell’apparenza già tremenda e spaventosa si nasconde uno strato ancora più oscuro e pericoloso, la fa tentennare, chiedendosi se non sia davvero troppo tutto questo per lei.
Quando Quinton, sotto pressione e minaccia, ancora una volta, tira fuori il fuoco ancora non spento di bontà d’animo e altruismo, salvando la ragazza per cui è inutile, seppur ignobile, nascondere a se stesso il sentimento d’amore che nutre per lei, riesce a convincerla ad arrendersi e scappare.
Nova deve cedere davanti ad un ostacolo troppo grande, tornando a casa con il cuore spezzato per il fallimento. Credersi forte abbastanza da tentare e dover poi fare un passo indietro, schiacciata dal peso della sconfitta, fa male, sopratutto perché questo nuovo fallimento si va ad aggiungere a quello per Landon.
Ma se la speranza ha pur una sua forza, gli eventi presto dimostrano che non tutto è perduto fino a quando c’è vita.
Toccare il fondo e ritrovarsi ancora vivi per poterlo raccontare lascia dentro di se una consapevolezza indelebile. Così ecco che Tristan, a un soffio dalla morte, viene strappato via dal freddo abbraccio proprio da quel cugino che gli ha portato via la sorella. Un gesto coraggioso che lui non dimentica e a cui deve la sua salvezza in più di un aspetto.
Non siamo ancora liberi di tirare il tanto agognato sospiro di sollievo perché sembra che per Quinton il peggio debba ancora giocare tutte le sue carte. L’oblio diventa ancora più oscuro, oltre i limiti dell’immaginazione, spazzando e gettando via ogni più piccolo brandello di luce e di orgoglio. L’amor proprio e il rispetto per se stessi viene a morire, dimenticato dietro un cassonetto della spazzatura e altro non rimane da fare che aspettare. Aspettare che il prossimo buco sia quello definitivo. Il freddo mantello della morte soffia sul collo, chiedendoci quanto ancora si può resistere e come si possa arrivare a tanto. Avere sulla coscienza la vita di due persone non è sicuramente facile, ma se si è convinti che per tutti la propria sopravvivenza altro non è che un brutto scherzo del destino, rimane assai poco su cui aggrapparsi.
Ma se così davvero non fosse? Se il rancore e la rabbia non fossero più forti dell’amore? Quando si è arrivati all’ultimo gradino dell’inferno solo un determinato, enorme e inarrestabile Amore può cambiare le sorti del destino… Perché finché c’è vita c’è speranza….
 

Niente sembra bello, nemmeno la roba che ho visto in passato. E il mio futuro, be’, praticamente è come morto, come se stessi camminando verso una bara, pronto a infilarmici dentro e chiudere il coperchio. Allora forse qualcuno mi farà il favore di seppellirmi sottoterra, dove potrò smettere di respirare, smettere di pensare, smettere di notare quanto sia bella. Più ci penso, più voglio solo buttarmi in mezzo alla strada, sperare che una macchina mi colpisca abbastanza forte da fermarmi di nuovo il cuore, perché non ha più ragione di battere. Questo dev’essere il fondo, no? Non c’è risalita. Chiuso. Eppure per qualche ragione continuo a camminare, parlare, respirare… vivere


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