Titolo: Lo strano caso dell’apprendista libraia
Autore: Deborah Meyler
Pubblicazione: Garzanti Agosto 2014

Trama: Esme ama ogni angolo di New York, e soprattutto quello che considera il suo posto speciale: La Civetta, una piccola libreria nell’Upper West Side. Un luogo magico in cui si narra che Pynchon ami passare i pomeriggi d’inverno e che nasconde insoliti tesori, come una prima edizione del Vecchio e il mare di Hemingway. Ed è lì che il destino decide di sorriderle quando sulla vetrina vede appeso un cartello: cercasi libraia. È l’occasione che aspettava, il lavoro di cui ha tanto bisogno. Perché a soli ventitré anni è incinta e non sa cosa fare: il fidanzato Mitchell l’ha lasciata prima che potesse parlargli del bambino. Ma Esme non ha nessuna idea di come funzioni una libreria. Per fortuna ad aiutarla ci sono i suoi curiosi colleghi: George, che crede ancora che le parole possano cambiare il mondo; Mary, che ha un consiglio per tutti; David e il suo sogno di fare l’attore. Poi c’è Luke, timido e taciturno, che comunica con lei con le note della sua chitatra. Sono loro a insegnarle la difficile arte di indovinare i desideri dei lettori: Il Mago di Oz può salvare una giornata storta, Il giovane Holden fa vedere le cose da una nuova prospettiva e tra le opere di Shakespeare si trova sempre una risposta per ogni domanda. E proprio quando Esme riesce di nuovo a guardare al futuro con fiducia, la vita la sorprende ancora: Mitchell viene a sapere del bambino e vuole tornare con lei. Esme si trova davanti a un bivio: non sa più se è quello che vuole davvero…


Recensione

Libro di esordio di questa incallita e riconoscente lettrice che ha deciso di cimentarsi con la scrittura per regalarci il suo personale contributo alla narrativa moderna.
Una donna che ha riversato sulla sua protagonista parte del suo animo e ideali che avrebbe voluto avere lei stessa.
Un romanzo che ha suscitato diverse e opposte emozioni. Critiche e apprezzamenti si sono affastellati tra i social e luoghi pertinenti. Ma come per chi legge le mie recensioni, anche io ho preso con il beneficio del dubbio i giudizi scritti da lettori che prima di me hanno avuto modo di leggere questo libro.
Con una stima approssimativa di 7 miliardi di persone nel mondo è più che scontato che ci saranno altrettanti modi diversi di vivere, sperimentare, apprendere, giudicare. Ogni scrittore dona alle proprie pagine un messaggio che verrà colto in maniera  personale e opinabile.
Quindi del tutto comprensibile il parere di chi ha trovato il romanzo privo di spessore. Senza una fine, come se la storia non riuscisse a decollare, né tanto meno ad atterrare.
Ma a questo punto, ascoltate anche il mio umilissimo punto di vista.
E per fare questo parto da una frase di Paulo Coelho “Non è importante la meta, ma il cammino.”
Indipendentemente dal fatto che a parer mio una fine c’ è ed è anche molto toccante, quello che veramente mi ha fatto innamorare di questo libro è stato il magnifico viaggio che con ardita disinvoltura tra le pieghe ricche di citazioni, riferimenti letterari e artistici, la scrittrice ha saputo disegnare. La crescita di ognuno di noi viene stimolata sin dalla nascita da emozioni, sofferenze, informazioni che lambiscono il nostro cuore, sfiorando con più o meno gravità le sottili pareti delle nostre menti. Siamo tutti il risultato del nostro personale viaggio e poco importa cosa ne sarà di noi alla fine di quel viaggio. Quel che ricorderemo sarà quello che siamo diventati attraverso il percorso della vita. Come ingredienti fondamentali di questa ricetta, destino e libero arbitrio si mescolano tracciando un cammino di inestimabile valore perché unico, magico, indimenticabile. Sta poi a noi accettare le diverse conseguenze che certi percorsi ci portano ad affrontare, a testa alta, con coraggio e determinazione.
La protagonista di questo viaggio, Esme Garland, si racconta il prima persona, mostrando il suo dolore, la sua forza, la sua paura e la sua preziosissima voglia di trovare del buono in ogni cosa, in ogni persona.

“Amami, amami, amami, amami in salute e in malattia, amami se ho detto la cosa giusta o la cosa sbagliata, amami quando gli altri uomini mi portano l’anguria, amami quando non lo fanno, amami senza dare importanza all’opinione o al giudizio altrui, e io ti amerò, ti amerò senza dare importanza a tutte le volte che mi laceri il cuore con un coltello, senza dare importanza a quanto ti senti ferito, perché sei un uomo infinitamente degno di essere amato, e perché questa, la sottomissione a qualcun altro, non a Dio o alla legge, che ha davvero importanza, e finché non la senti davvero non ha senso stare in piedi davanti a Dio a prometterlo”.images

Non è una ragazza che vive nel suo ovattato mondo rosa, sa bene cosa la circonda, non si illude ma allo stesso tempo non demorde, continuando, testarda, a dare fiducia, anche quando molti di noi, nei suoi panni, avrebbe mollato la presa molto prima.
Il suo percorso la porta ad accostarsi ad un mondo affascinante, nascosto oltre quelle mura quasi magiche e misteriose di una piccola e disordinata libreria, dimenticata dal progresso urbano e mediatico.
La Civetta, libreria sulla Broadway.

Sembra così insignificante, la Civetta riesce a rimanere una vecchia libreria sgangherata.
Ma in realtà brilla come un gioiello scuro in una strada luccicante. È molto facile non notarla,tuttavia, ha radici profonde nella città, e mi piace pensare che condivida qualcosa delle imprese più grandi e più antiche. Un’epoca può ignorare ciò che un’altra aveva amato, e magari l’epoca successiva tornerà ad innamorarsene.

Ecco l’idea che ci facciamo subito di questo piccolo diamante nero. Un paradiso nascosto dietro l’apparenza del Purgatorio, dove i suoi abitanti, personaggi particolari, dalle bizzarre e interessanti abitudini, si plasmano l’un l’altro creando un quadro perfetto di eclettismo.
Esme si avvicina a questa libreria dapprima incuriosita e avvinta dal fascino mistico che la caratterizza ma poi, gli eventi che si accalcano furiosi e imprevisti nella sua vita, la portano a diventare una parte integrante di quel quadro.
Il suo fidanzato Mitchell, docente universitario di economia, ricco, affascinante e con una sensibilità degna di un bilancio in perdita, non reagisce molto bene alla notizia di diventare padre e con un atteggiamento davvero disarmante e improbo se ne lava le mani nel modo più odioso che ci si possa aspettare. Esme non crolla, almeno non del tutto, e ripresa la sua vita con il classico stoicismo inglese, si rimbocca le maniche e cerca un lavoro.
Quale migliore occasione se non quella di entrare a far parte della famiglia poliedrica della Civetta?
In queste quattro mura, Esme riesce a crescere come persona, imparando a confrontarsi con persone, classi sociali, culture diverse e spesso opposte. I suoi nuovi amici, oltre George e Luke, saranno dei senzatetto. Persone povere di tutto tranne che di anima e cuore.
Così la travagliante e sconvolgente storia tira e molla tra lei e Mitchell, dove spesso siamo portati a ringhiare di rabbia, sia contro lo squallido, viscido e velenoso comportamento di lui, tanto contro il lascivo, fiducioso, acquiescente comportamento di lei che ama, ama follemente l’uomo più sbagliato che potesse trovare, si alterna ai momenti in cui la vita all’interno della libreria apre la nostra mente lasciando penetrare cultura, citazioni, piccole cicche di affascinante conoscenza.
Lo scandalo del dipinto di Sargent Ritratto di Madame X, le splendide citazioni di Amleto o di Philip Larkin: Se mi chiedessero/ di dare forma a una religione,/ userei l’acqua.
George e Luke, i migliori maestri per Esme. Con i loro caratteri atipici, le loro passioni, la loro personale visione della vita e della cultura, la giovane inglese riesce a scoprire un mondo del tutto nuovo, mischiando la sua conoscenza ad una fino a qualche mese prima sconosciuta.
L’amore per il bello, per la conoscenza, il relazionarsi con i clienti abituali della Civetta, ognuno con una propria personalità, ognuno con qualcosa da condividere, si traduce in un percorso formativo unico e splendido. La delicatezza del dolore per la sorte della salma di Dennis, uno dei clochard abituali della libreria, la tenera e timida amicizia tra Esme e Luke, lo scontro con i genitori di Mitchell, ogni elemento di questo libro ci porta a crescere, insieme a Esme e alla piccola creatura che le cresce dentro.
Nove mesi di viaggio, in cui solo alla fine, raggiunta una meta, ci si rende conto di quanto sia stato fondamentale il percorso.
Quando alla fine si capisce che quella che un tempo è stata una scelta necessaria, ora è una scelta voluta. Così Esme da libraia per bisogno si trova a diventarla per volontà.
Il cerchio si chiude, la vita riparte, con nuove conoscenze, con nuove domande, con altrettanto nuove consapevolezze.

Sembra uno di quegli attimi eterni in cui si condensano passato e futuro, quasi un ritorno a casa. Come se tutto avesse portato a questo preciso istante e il futuro ripartisse da questo preciso istante.

Tutto è iniziato alla Civetta, e tutto ricomincia alla Civetta.


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