Titolo: Manchi solo tu
Autore: Antonella Maggio
Pubblicazione: Butterfly Ed. settembre 2015

Trama: Donny è maestra d’asilo, vorrebbe sposarsi e creare una famiglia con il suo fidanzato storico, ma Alfredo è allergico ai matrimoni e in più non può avere figli. A trentadue anni, Donny si ritrova di nuovo sola, non si fida più degli uomini e teme il suo orologio biologico. Grazie a una pubblicità letta per caso su una rivista femminile, decide di recarsi presso la Clinica MaterDei di Lugano per concepire un figlio da single, ma lì incontrerà il dottor Edoardo Mancini, un amico del suo ex, che cercherà di farle cambiare idea e soprattutto di ridarle fiducia nell’amore…


Recensione

Come la stessa scrittrice ama descrivere i libri, anche io, d’accordo con lei, ritengo che quello che ho appena finito sia stato un viaggio magnifico.
Un viaggio che ci ha trasportato nei profondi anfratti di un animo ferito, sfiduciato, appesantito e ingrigito da un dolore che ha trovato non pochi problemi a risalire la china.
Quella che conosciamo nelle primissime pagine, è una donna, Donny, piena d’amore, speranza, gioia e fiducia. Nonostante al suo fianco ci sia una persona che negli ultimi tempi stenti a riconoscere. Donny ha un grande sogno da realizzare e i piccoli e apparentemente innocui problemi, non sembrano poter contrastare il coronamento del suo amore.
In fondo, cosa si può frapporre tra lei e una famiglia completa, con tanto di matrimonio e figli?
Ma spesso il destino ci mette a dura prova, creando ostacoli, disegnando sentieri alternativi e più difficili da affrontare. La via più luminosa e libera di sterpaglie improvvisamente si interrompe e al suo posto un buio, tetro, arduo cammino si sostituisce ad essa.
La realtà dolorosa si getta come lava bollente sul suo cuore, e la fine del suo rapporto con Alfredo altera ulteriormente la precaria stabilità difficilmente trattenuta.
La vita per Donny cambia drasticamente e con essa la nostra stessa protagonista si trasforma, divenendo l’ombra cupa di se stessa.

Donny non era stata sempre così, c’era stato un tempo in cui la donna era l’esatto opposto di allora, un tempo in cui Donny sorrideva sempre senza preoccuparsi delle rughe d’espressione, in cui amava vivere e circondarsi di amici anziché fare una vita da reclusa in casa.

 
I mesi passano, l’aspettativa presa a lavoro finisce e la quotidiana vita di Donny deve ricominciare.
Ma la versione grigia e pessimista della maestra di scuola infantile ancora tiene prigioniero il suo cuore e il suo animo. La stessa Margherita, sua migliore amica, nonché collega, si preoccupa della nuova versione cinica e indifferente a tutto e tutti.
Viviamo in prima persona la sofferenza e il dolore che abitano lo spirito della giovane Donata, vittima di quel brutto scherzo del destino che l’ha privata dell’amore e della possibilità di avere un figlio. La repentina e imponente trasformazione del suo atteggiamento destabilizza il lettore, come se in un caldo giorno estivo improvvisamente calasse il freddo glaciale buio invernale.
Brividi di empatia si insinuano in noi, inermi osservatori di questa nuova e tragica versione della solare e brillante donna che era un tempo. I tentativi di Margherita, inutili e a volte anche controproducenti, di rimettere Donny in carreggiata, buttandola tra le braccia del primo uomo interessato a lei, non fanno altro che convincerla ancora di più che non ci sia più nulla da aspettarsi dal genere maschile e, più in generale, dall’amore.

Margherita era tanto cara, ma alle volte si dimostrava una donna impossibile. Si comportava in quel modo perché le voleva bene, ma molto spesso sembrava non rendersi conto di sconfinare troppo nella sua vita privata, nel suo dolore. Dicono che per salvare qualcuno sia necessario che quel qualcuno abbia davvero voglia di essere salvato e Donny non voleva, Donny voleva vivere il suo dolore come se in realtà si trattasse di un lutto, ma gli altri, attorno a lei, sembravano non capire, non rispettare le lacrime strazianti versate in silenzio dalla sua anima.

Rimanere da sola, distante mille miglia da qualsiasi inutile tentazione, sembra essere l’unico modo per non alimentare una ferita ancora aperta.
La sfiducia nei confronti dell’amore, del romanticismo viene nutrita dal fantasma della donna che ora sopravvive, più che vivere, trascinandosi per inerzia in una vita attualmente priva di input e sollecitazioni. I suoi teneri allievi e la sua sfacciata, disinibita amica sono gli unici elementi stabili su cui poter contare.

Eppure c’era stato un tempo in cui Donny aveva rincorso l’amore per paura di diventare esattamente come la vecchia, nubile e casta zia della sua amica Margherita. L’amore, però, era stato più veloce e scaltro, anche piuttosto ingiusto nei suoi confronti, così Donny si era ritrovata a essere esattamente quello che aveva temuto, il fantasma della donna sola e senza figli che la perseguitava di notte negli incubi, brutti sogni che al mattino diventavano realtà. 

Donny aveva sempre creduto all’amore, l’avrebbe sempre desiderato con ogni cellula del suo corpo, anche se negli ultimi tempi aveva dimostrato e affermato il contrario. Aveva finito con l’odiare tutti, credendo che quello fosse il modo migliore per non farsi male con l’amore.

 Quando però una cometa passa sul plumbeo cielo della nostra esistenza, illuminandolo come un faro e sfavillando di un chiaro spiraglio di speranza, tutto sembra poter cambiare. Un leggero sole torna a vincere sulle nuvole rischiarando il pessimismo e allontanando il pensiero di una tragica e desolante esistenza futura.
Tutto cambia, improvvisamente, come un uragano di ottimismo.
La possibilità  di poter realizzare il suo sogno, diventare madre, nonostante il piccolo e non troppo trascurabile particolare del non avere un uomo al suo fianco, si fa viva e concreta.
Idea non del tutto apprezzata da Margherita, ma in fondo lei non ha mai aspirato ad avere figli. Gli unici bambini che può sopportare sono i suoi allievi mentre per Donny l’idea di avere un pargoletto tutto suo è il principale scopo di vita e niente e nessuno riuscirà a smuoverla dal suo intento.
Così si reca a Lugano, in Svizzera, dove ad aspettarla la dottoressa Müller potrà spiegarle come diventare madre.
Ma ovviamente non può filare tutto così liscio e questa benedetta cometa sembra voler giocare a nascondino.
Al suo arrivo alla clinica privata, non è la dottoressa Müller a riceverla ma Edoardo, amico ed ex collega del suo ex Alfredo.
Il passato doloroso che le si ripresenta davanti come un film dell’orrore e l’imbarazzo per dover esporre la propria triste realtà di donna ferita, single e talmente disperata da fare appello ad una clinica svizzera per realizzare il suo bisogno di maternità, appare come una mossa troppo subdola da parte del destino così crudele. Edo, in veste di psicologo, prova ad essere professionale davanti a quella donna che da tanto non vede ma che riesce a destabilizzarlo.
Una donna bella, indifesa, spaventata ma al tempo stesso coraggiosa, testarda, e visceralmente convinta che l’unico amore che potrà concedere è quello nei confronti del suo futuro bambino.
Poco alla volta, ma con una tenacia da stalker, Edo riuscirà ad aprirsi un varco nello scudo ferreo che Donny ha creato intorno a se per proteggersi da ulteriori delusioni. La lotta contro quella donna così spaventata e scoraggiata, sempre sulla difensiva e diffidente più che allontanarlo lo avvicina a lei. I suoi sentimenti crescono, sbocciando impavidi contro ogni ragione nel cuore del giovane medico, nonostante la sua paziente/amica, non faccia altro che allontanare le sue attenzioni.

L’uomo ebbe la sensazione che i suoi arti contenessero lo stesso materiale di cui è fatta la calamita e Donny invece rappresentava il ferro, il metallo che lo attraeva come nessun’altra donna era stata in grado di fare prima di allora.

Donny lotta contro quella indesiderata ma presente attrazione che inizia a provare nei confronti di Edo, e sempre con più difficoltà riesce a sviare le sue lusinghe, scoraggiando qualsiasi interesse.
La fiducia persa è più forte della voglia di lasciarsi andare e il pensiero che quella figura, seppur affascinante, possa intromettersi nella realizzazione del suo piano la spinge a chiudere i contatti con lui.
Trovare un’alternativa, questo il suo piano “B”.
Ma per quanto lei voglia scappare dalla realtà, il suo cuore non segue la mente e mentre i suoi occhi si obbligano a non vedere, il suo animo lascia entrare l’ardore così intenso.

Era da una vita che qualcuno non la guardava in quel modo e, forse, neppure lo stesso Alfredo, a suo tempo, era stato in grado di mangiarsela con gli occhi come stava facendo invece il suo amico in quel momento.

 Destino o libero arbitrio? Quando il cuore salva la mente ci si ritrova con sorprese inaspettate.
Ecco che l’epilogo dolce, tenero e appassionante, regala a Donny, a Edo, a Margherita e a noi lettori un finale splendido.
Indipendentemente da ciò che ognuno di noi desidera, il messaggio arriva chiaro. Non arrendersi mai, lottare, vivere, sperare, sempre e comunque, costi quel che costi. Ma soprattutto mai perdere la speranza, la fiducia e la voglia di rendere la propria esistenza degna di essere vissuta!

 

Molto spesso ce la prendiamo con il destino, saremmo disposti anche a prenderlo a calci e pugni se solo lui avesse il coraggio di mostrarsi, di rado ci soffermiamo a pensare che tutto ciò che ci accade ha sempre un perché, una giustificazione che, lì per lì, noi piccoli esseri umani non siamo in grado di comprendere. Per ognuno di noi c’è un disegno, c’è un sentiero ben definito già tracciato su un vecchio foglio e noi testardi molto spesso perdiamo il nostro tempo a ribellarci, credendo che la strada che ci è stata mostrata non sia quella giusta solo perché preferiamo una strada dritta, asfaltata e senza curve.

 
 

A chi crede nella vita, a chi afferma di non crederci più e intanto lotta per essa, perché in fondo al suo cuore ci crede ancora.


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