Titolo: Una serata con Audrey Hepburn
Autore: Lucy Holliday
Pubblicazione: Harlequin Mondadori 2015

Trama: Libby Lomax vive da sempre all’ombra della sorella, con la quale è stata introdotta fin da piccola dalla madre al mondo della recitazione, tra provini estenuanti e confronti insopportabili. Non ha molto successo, forse anche perché non è esattamente la strada che avrebbe scelto, se non ne fosse stata costretta. Una passione per il cinema, però, ce l’ha: è una fan accanita della famosissima attrice Audrey Hepburn. La venera così tanto che più di una volta si è trovata a desiderare di poterla avere come amica. E sarà per lo stress di una giornata tutta storta che l’ha vista cacciata dal set e umiliata di fronte al divo del momento, Dillon O’Hara ma arrivando nel suo nuovo e minuscolo appartamento, sommersa da scatoloni che non sa dove mettere e assediata da un divano troppo grande, Libby vede comparire alle sue spalle niente meno che la protagonista di Colazione da Tiffany in persona, con tanto di tubino nero, Ray-Ban e collana di perle. Deve essere un’allucinazione. Forse sta impazzendo. Be’, a ogni modo, tanto vale approfittare dei suoi preziosi consigli su questioni di moda, di cuore e di vita.


Recensione

Romanzo d’esordio per Lucy Holliday e primo di una trilogia in cui, oltre a Audrey Hepburn, prenderanno vita anche Marilyn Monroe e Grace Kelly.
In questo primo volume conosciamo la protagonista Libby Lomax. Una ragazza che cerca con tutte le sue forze di cavarsela in un mondo che non le è stato mai davvero congeniale. Obbligata dalla madre, sin da piccola, a doversi sottoporre a continui ed estenuanti provini, più per far da spalla alle sua “perfetta” sorellina piuttosto che per una reale convinzione di possedere le doti per sfondare nel mondo del cinema, Libby si ritrova ad oggi, con 29 anni sulle spalle e banali, ridicoli ruoli da comparsa. Un mondo, quello della TV che non le ha mai dato fiducia, ma sul quale poi anche lei stessa non ha mai creduto troppo. Un lavoro che le è stato cucito così da altri e che affronta con una rassegnazione inerme e avvilente. Non si è mai posta il dubbio se in realtà ci fosse qualcosa, oltre le giornate passate negli studios a girare con orribili vestiti per ruoli altrettanti marginali, qualcosa che davvero desse un senso alla sua vita, che la rendesse davvero felice. Perché l’unica cosa buona che quel mondo le ha portato è la splendida amicizia con Olly e Nora.
Ma nonostante la sua età e il fatto che finalmente abbia trovato il coraggio di andare a vivere da sola, Libby si sente ancora vittima di una madre che le vuole imporre quello stile di vita, accettando, con un opinabile senso materno, il fatto che non possa puntare a qualcosa di più di un semplice ruolo da comparsa parlante, nascosta dietro un orribile vestito da alieno brufoloso.

Non so che mi deprima di più: la convinzione della mamma che io non possa aspirare a niente di pù che interpretare una domestica-bifolca del villaggio che no spiccica una parola, o l’immagine (davvero terrificante) di Cass che fa a pezzi il ruolo di Emily Brontë.

 
Certo perché lei non è la bellissima e talentuosa Cass. Lei non ha le qualità fisiche e artistiche della sorellastra e dovrebbe essere grata degli enormi sforzi che la madre e la sorella fanno per oliare bene i difficili ingranaggi della concorrenza e trovarle nuove possibilità di lavoro.
Ma quando poi sembra tutto scivolare verso una patetica e comica valanga di imbarazzanti eventi, Libby si trova a perdere il lavoro.
Tutto perché in lei nulla dice “ehi, guardatemi, sono un’attrice e poco importa che per girare questo telefilm io debba infilarmi una tuta di latex orrenda. Rimango comunque una gran figa e lo dimostro in ogni occasione.” No, in lei si legge tutto il contrario e la sua autostima viene costantemente schiacciata sotto il peso del paragone. Il fisico, il disinibito carattere di Cass e di tutte le donne che come la sorella riescono ad ostentare tanta sicurezza in se stesse, convince ancor di più Libby che nulla più di una fortunata comparsa con una mezza da frase da pronunciare possa essere il massimo della sua carriera.
Frizzante, ironico e fresco, lo stile della Holliday riesce ad accompagnarci nella vita un po’ sfortunata di Libby, vivendo le sue tremende vicende, talvolta strappandoci risate, altre facendoci avvampare dalla vergogna per lei. Altre ancora digrignando i denti dalla frustrazione, ma anche e soprattutto, riempiendo il cuore di messaggi non affatto banali e nutrendo la speranza che non tutto sia perduto. Dietro il più misero e diabolico atto di cattiveria si può nascondere il sentiero che porta alla propria soddisfazione personale.
Tutto sembra accadere quasi come in un sogno, poco verosimile a dir la verità.
Perché quante occasioni ci possono essere nella vita reale di scambiare quattro parole con Dillon O’Hara, star del momento? Quanto può essere credibile che proprio quel Dillon dalla fama di sciupamodelle possa mostrare un qualsivoglia interesse per una persona come lei?
L’imbarazzo del momento la porta a darsi fuoco accidentalmente con una sigaretta mentre ha ancora indosso il prezioso quanto orribile costume di scena e un attimo dopo si ritrova fuori dagli studios, senza lavoro.
Ma a quanto pare le brutte notizie non finiscono qui. Così si ritrova ad entrare per la prima volta nel suo nuovo appartamento e trovarlo letteralmente diviso a metà. Assurda idea del suo padrone di casa che ha pensato bene di ricavare due appartamenti/micro monolocali, da quello che aveva affittato a Libby.audrey-hepburn-colazione-da-tiffany
E poi succede l’impensabile.
Nel silenzio opprimente di quel suo nuovo appartamento, Libby si ritrova al cospetto di Audrey Hepburn. Difficile rimanere perfettamente lucide quando un’icona come lei compare dal nulla, vestita con tanto di tubino nero Givenchy e occhiali di tartaruga Oliver Goldsmith. Una visione della magnifica attrice, come appena uscita dal set di Colazione da Tiffany.
E poi perché proprio ora che Libby, crescendo, ha abbandonato i suoi infantili giochi da bambina, quando si immaginava di poter parlare con la sua cara amica Audrey Hepburn e trascorrere ore piacevoli tra le strade di New York a scambiarsi consigli di moda e di cuore? Il tempo in cui si crede nella possibilità di avere amici immaginari è terminato e quella figura così simile alla sua adorata Audrey, sembra solo il sintomo di una grave malattia. Che sia un tumore al cervello, piuttosto che un’allucinazione da forte stress, poco cambia. Libby si sente completamente fuori di testa, nonostante questo non può far a meno di interagire con quella donna che, perfettamente a suo agio, si muove e curiosa per la casa come se fosse tutto perfettamente normale.
Ecco, il suo sogno di una vita è stato coronato e lei si sente una matta, o una malata terminale.
Audrey diventa così, anche se in maniera scettica, la sua ancora di salvezza. I modi non sono del tutto consoni ma il risultato è perfetto. Poco importa che Libby si senta vittima di un forte stress, che vada in giro con un taglio di capelli “affettato”, prodotto dalla mano della Hepburn (o dalla sua?), con un improbabile coltello da cucina. O che si presenti ad una festa con in viso una quantità eccessiva di Kohl e sopracciglia rinfoltite, se poi il risultato è dare un’immagine di se completamente diversa dal branco di modelle molto vistose ma poco eleganti.
Si può addirittura passare sopra ad un occhio nero per colpa di un incidente con un drink pieno di ghiaccio, se quello che ne si ottiene è una notte di fuoco a casa dello scapolo d’oro O’Hara.
La sua vessata, ridicolizzata e maltrattata esistenza sboccerà nonostante e forse proprio grazie a tutto questo.
Come se per arrivare a capire veramente se stessi occorresse spesso cadere in brutti e imbarazzanti eventi, sottoporsi, proprio malgrado, a situazioni assurde, mettere da parte la ragione e affidarsi all’inconscio. Grazie ad Audrey la nostra protagonista imparerà ad affrontare meglio le reazioni della madre, a non lasciarsi sopraffare dal senso di inadeguatezza. Metterà in atto l’eleganza, la classe e la calma che hanno sempre contraddistinto la sua adorata icona.
Impererà a lasciarsi corteggiare da quell’uomo a cui non avrebbe mai creduto di poter interessare. Poco a poco, magari in un modo spesso impacciato e ridicolo, imparerà ad amarsi e a rispettarsi di più, a sentirsi bella e capace, come tutte le altre. Come sua sorella.
Ma soprattutto capirà che c’è un modo altrettanto elegante di affrontare i fantasmi del passato che continuano imperterriti a pesare sulle sue spalle.
Il suo rapporto con il padre, uomo che sin da piccola l’ha sempre messa non tanto al secondo posto, quanto piuttosto all’ ultimo, e con cui con gli anni ha cessato qualsiasi confronto, è un elemento che seppur taciuto,
isommerso dalla vita quotidiana, ha il suo peso nell’autostima della giovane donna. Ma se Audrey, nel suo passato è riuscita a trovare un modo per riavvicinarsi con il proprio padre, può farlo anche lei.
audrey-hepburn-ball-gown-sabrinaAlla fine tutto quadra, Libby riesce a riprendere in mano la sua vita, a sconfiggere i nemici del suo amor proprio, a lasciarsi andare, a credere che per lei, la vita, abbia in serbo qualcosa di grande.
Una carriera, un amore e la piena stima nelle sue capacità.
Un pittoresco quadro goliardico e divertente che ci insegna quanto spesso sia importante dare spazio al nostro inconscio, lasciarsi andare all’incredibile, pur di capire quale sia la vera strada da seguire per poter raggiungere la propria felicità.

 

 

 

 


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