Titolo: Ho tutto il diritto di amarti
Autore: Emiliana De Vico
Pubblicazione: Speriling Privè 2015

Trama: Ogni volta che Elena Gigli lo incontra, il suo corpo reagisce molto prima della ragione. A ogni sguardo si perde in fantasie pericolose. Perché il suo capo, Andrea Butler, avvocato di successo e socio di uno degli studi legali più importanti della città, la intriga come non le succedeva da tempo. Non appena si imbattono l’uno nell’altra, oltre l’orario di ufficio, nessuno dei due resiste alla tentazione. Tra loro è un braccio di ferro costante, un gioco di potere, seducente e audace, che eccitaentrambi. Quando però un’altra donna s’insinua nella vita dell’avvocato, Elena non può ignorare il sapore salato della gelosia che le brucia la gola. Sa che i loro erano soltanto incontri occasionali, tanto passionali quanto insignificanti. Eppure ricorda con precisione il freddo della scrivania sotto la schiena, le spinte possenti del suo bacino, le parole che le sussurrava durante l’amore, come fossero sue di diritto. Il caso sembra chiuso ma ci sono passioni impossibili da archiviare…


Recensione

Un misto di passione e tenerezza, sale che brucia e miele che addolcisce.
La storia inizia con quello che potrebbe sembrare un classico cliché. La pungente e sensuale donna delle pulizie e l’affascinante avvocato dello studio legale presso cui lavora. Un binomio stimolante per lasciare che la frenesia passionale trovi la strada spianata.
Una bella Cenerentola dei nostri giorni, stregata, strapazzata dalla lussuriosa necessità virile del suo capo. Tutto molto esplicito, disinibito nel lessico e nelle intenzioni.
Elena è attratta da quell’uomo così attento ai particolari, così formale, così bello.
 

Ogni volta che lo incontrava sentiva suonare le campane e la lingua entrava in funzione. Purtroppo molto prima che funzionasse il cervello. Lo stomaco le faceva un salto. A ogni sguardo si perdeva in fantasie pericolose. Se solo vi fosse stata una speranza. Si sarebbe accontentata di poco, anche di una storia veloce. Di un’attenzione passeggera. Butler la intrigava e non poteva che essere così.

Ma poi, superato il primo momento in cui ci si chiede cosa ci si possa aspettare oltre i brividi che gli incontri hot tra capo e dipendente ci hanno fatto provare ecco che la penna della De Vico ci spiazza. Nel vero senso della parola.
Forse è stata una mia sensazione, ma è come se la scrittrice stessa ci abbia voluto giocare uno scherzo, porgendoci il mantello del pregiudizio per poi farci scacco matto.
Elena non è una ragazza qualsiasi che si lascia abbindolare dal ricco uomo di potere. Non è una “fiammiferaia” che agogna l’uomo con cui accasarsi o piuttosto un rude maschio con cui perdersi in ululati su una scrivania in radica.
La nostra protagonista è una ragazza madre, una donna che ha sofferto, che ha dovuto rimboccarsi le maniche per affrontare da sola, o quasi, una realtà del tutto imprevista.
Il suo lavoro serale come donna delle pulizie è l’unico impiego che le permetta di fare la madre di giorno e studiare di notte.
Perché Elena ha smesso di credere nel principe azzurro. Sa che per dare stabilità, amore e felicità alla sua bambina può contare solo su se stessa. Gli esami a sociologia stanno per terminare e unica persona a cui deve piegarsi a chiedere aiuto sono i suoi genitori, babysitter della piccola Sofia quando lei è a lavoro.
Una vita di routine, senza spazio per altro. Nulla di più desidera, o forse, spera.

Sofia Gigli era la sua vita. Tutta la sua vita. Sociologa o addetta alle pulizie non le importava purché fosse con sua figlia. Non le serviva neanche un uomo. Nessuno doveva turbare il loro rapporto. Così era stato deciso e così sarebbe stato.

 
Ma l’incontro con Andrea Butler, quello sì che mette in disordine le sue sicurezze. Il fatto stesso di essere desiderata da un uomo, quando dal giorno in cui il padre di sua figlia se l’era galantemente data a gambe levate, non può lasciarla indifferente.
Tanto più che Andrea sembra un uomo così sicuro, voglioso, bello. E cosa può succedere a lasciarsi andare, per un po’, al desiderio? Una donna. Elena è soprattutto una donna è come tale il suo istinto non può esser tenuto a bada per sempre.
Basta rimanere con i piedi per terra e non farsi strane idee.
 

Poteva accettare da lui tutto questo. Quello che non si sentiva di considerare era la sua tenerezza. Nessun uomo ne aveva avuto. Non era indispensabile in un rapporto di sesso alla pari. Farsi il capo sembrava la strada delle piccole fiammiferaie, ma lei non sarebbe arrivata da nessuna parte perché non voleva nulla.

 
Elena ci permette di vivere le sue emozioni, le sue ardite speranze, i suoi sogni ad occhi aperti. Sognare qualcosa che si sa non potrà mai realizzarsi procura in bocca uno strano sapore dolce amaro. Ma se poi la situazione si fa sempre più difficile da interpretare, cosa ci si può azzardare a desiderare?
Quello che all’inizio era sembrato solo un focoso momento di lussuria si trasforma piano piano in un susseguirsi di fughe e inseguimenti, di messaggi subliminali, di confessioni tra le righe.

Il sale in bocca si era sciolto da tempo diventando un siero dolciastro che la intossicava. Aveva voglia di lui, della sua attenzione. Del suo potere. Del suo amore. Ne aveva bisogno ma il suo essere madre poteva spaventare e per questo non si era mai esposta.

 
Non si può desiderare un profumo che non si è mai sentito prima, ma se poi quell’odore, anche per una sola volta, ci avviluppa l’olfatto, sarà poi impossibile dimenticarlo, togliercelo dalla mente. Far finta che non esista davvero.
Così la dolce, tenera e premurosa costanza che sembra avere Andrea anche nei confronti della piccola Sofia, scioglie il cuore di Elena, destabilizzandola. Il panico si aggrappa al suo cuore. Desiderare un uomo è un conto, desiderare di trovare anche un padre per la sua bambina è ben altra cosa.
Non meno interessante e intenso il concetto di pregiudizio.
Elena è una ragazza madre, sola con sua figlia, che si lascia andare tra le braccia di un uomo che a mala pena conosce, il suo capo. Un avvocato. Un legale che per altro si sta occupando di un caso molto delicato. Un caso molto simile al suo e che fa esplodere nell’animo di Elena la paura terribile che tale pregiudizio nei confronti di giovani madri singles che si concedono brevi o meno momenti di appagamento sessuale possa presto intaccare anche il suo equilibrio famigliare.
Provare a scappare da Andrea diventa però troppo difficile. Quello che nel suo cuore ha già fatto parecchia strada non si può bloccare facilmente e la presenza insistente di quell’uomo che sa davvero di “uomo maturo e bello” non aiuta.
 

Si accorse che il solito sapore salato si era mescolato a qualcosa di doloroso: la speranza e il desiderio che tutto cambiase tra loro e che diventasse qualcosa di stabile. Lo confessò a se stessa. Amava Butler e lo voleva con una intensità inaudita.

 
Quando però ci si rende conto che forse siamo noi le prime ad avere pregiudizi nei nostri confronti e in quelli degli altri, be’ qualcosa si può ancora fare per ristabilire la giusta armonia.
Si può ottenere il finale perfetto, se solo si lascia che le occasioni giuste facciano il loro corso, con naturalezza, attenzione ma semplicità.
Perché Elena non è e non è mai stata una Cenerentola, ma piuttosto una principessa guerriera. Ha lottato e ha saputo trovare la vittoria.
 

Cercò i granelli di sale che le pizzicavano la bocca ma ne percepì solo il ricordo. C’erano stati, ma la dolcezza e la presenza di Butler li avevano sciolti. Sorrise al mondo, che le aveva dato una figlia inaspettata e un avvocato di ferro. Quel ferro si scaldava e pulsava sotto baci di due donne adoranti.

 
Un romanzo breve ma che ci spiazza, ci fa sognare anche quello che sembra impossibile. Ci fa cadere nella rete del pregiudizio e ci insegna che non tutto è come sembra, ma per capirlo bisogna voler guardare più a fondo, e non temere di quanto sarà svelato.


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