Titolo: La lettrice bugiarda ( The Lace Reader )
Autore: Brunonia Barry
Pubblicazione: Garzanti 2009

Trama: È estate e l’oceano ruggisce le sue onde sulla città di Salem. Towner Whitney è tornata dove tutto è cominciato. Il tempo pare essersi fermato. La grande casa segnata dalla salsedine è avvolta dal silenzio. Eppure a Towner sembra ancora di vedere Lindley, la sua gemella, mentre, con lei, ride e legge il futuro secondo un’antica arte trasmessa di madre in figlia tra le strane donne della famiglia Whitney. Towner era fuggita da tutto ciò, prigioniera del senso di colpa e della follia. Perché l’ultima volta che aveva previsto il futuro, Lindley era morta. Sono passati quindici anni. Ma la scomparsa dell’amata zia Eva, la donna che l’ha allevata, la costringe a fare ritorno, a ripercorrere quella strada troppe volte dimenticata. Per trovarla, Towner non ha altra scelta: deve affrontare il segreto che la lega indissolubilmente a Lindley. Un segreto che affonda le radici in un passato inconfessabile che molti, nel dan Whitney e nella chiusa comunità di Salem, hanno cercato di rimuovere. Dalla madre di Towner, May, una donna dura e solitaria, che vive su un’isola sperduta, alla fragile Emma, marchiata da una ferita indelebile, alle eclettiche signore con il cappello rosso, fino a Cal, un ambiguo predicatore. Quando il corpo di Eva viene restituito dalle onde e un’altra ragazza scompare, Towner capisce di essere precipitata di nuovo nell’incubo di quella calda estate di quindici anni prima. Circondata dalle chiacchiere e dai sospetti, non può fare affidamento che su se stessa. Ora più che mai tutto dipende da lei. È questa l’eredità che Eva le ha lasciato: scrutare il futuro e distinguere vero e falso, tra odio e amore, tra realtà e sogno. Solo allora il velo che offusca il suo destino finalmente si solleverà.


Recensione

Il mio nome è Towner Whitney. No, non è esatto. Il mio vero nome di battesimo è Sophya. Non dovete credermi. Mento continuamente. Sono pazza… e questo è vero.

 Quando mi sono apprestata a leggere questo libro, non avevo la minima idea di quello che mi aspettasse.
Ora che l’ho finito, invece, mi sento come se fossi la fortunata ricercatrice che ha tra le mani il segreto dei segreti. Una misteriosa scatola che per secoli ha celato al suo interno le più recondite realtà.
A parlare della sua storia è Towner Whitney, all’anagrafe Sophya Whitney. Una giovane ragazza scappata dalla sua città natale, Salem, per guarire e dimenticare, o forse per evitare che i ricordi troppo crudeli e macabri potessero tornare ad invaderle la mente.
Il passato di Towner è nebbioso, lacune e false realtà hanno contagiato la sua vita attuale.
Ma mentre viviamo la storia di questa giovane ragazza, in un viaggio che vede incrociarsi il passato con il presente, il mistico con il reale, ci ritroviamo a percorrere le difficili, ardue e complesse strade della psicanalisi.
Il racconto sembra a tratti prendere connotazioni tipicamente da thriller con la suspense adatta che sospende il battito cardiaco, che secca la gola e increspa la pelle della nuca. Il contesto scenico di una città che porta con sé la triste eredità di uno dei poli di maggior fama nella caccia alle streghe, aiuta ad immergerci in quella dimensione a cavallo tra la storia e la leggenda, tra il vero e il faceto dove le attuali streghe non sono per forza legate ai nomi di coloro che per ingiusta causa furono bruciate sul rogo.
La realtà in cui si presenta la città di Salem oggi è il risultato di una miscela indefinita di storia e finzione. Dove le leggende si mischiano alla storia, dove le vere streghe di oggi portano il nome di donne che secoli prima furono bruciate al rogo non solo ingiustamente, ma senza neanche poter veramente rivendicare il reato per cui furono condannate. Quello che è ora, un tempo non fu. Mentre nel presente si allineano credenze, doni e retaggi di poteri tramandati che si dichiarano alla luce del sole, confondendosi tra le criptiche pieghe della fantasia collettiva.
La città pullula di potere, atavico e conclamato ma intorno ad esso si aggroviglia la fantasia, rendendone spesso nebbiose le sottili differenze.
La magia, se così la si vuole chiamare, è sempre esistita, ma allora come adesso, la mano che giudica e accusa, non può far nulla per estirpare gli atavici doni che la natura ha dato a queste donne.51HWZ3jTnDL._SX331_BO1,204,203,200_
Quelle che un tempo furono condannate erano meri capri espiatori di una guerra che non si è mai vinta o persa. Ma il mistico affascina, e continuare a ripercorrere quelle lontane e feroci tradizioni, ora diventa un semplice strumento folcloristico per accalappiare turisti. Che ci si creda o meno, chi giunge a Salem sa che non lascerà quei posti senza che qualcosa in sè sia cambiato. In bene o in male.
Towner ci ha provato a fuggire da quel posto. Lasciando che il suo spicciolo ricordo del passato rimanesse seppellito lì, sommerso dalle onde di quel mare che le portò via sua sorella.
Ma il destino ha piani tutti suoi e la recente scomparsa di sua zia Eva, la obbliga a tornare a casa, scivolando un’altra volta lungo quel nebbioso ricordo della sua vita precedente.
Towner appartiene ad una famiglia di lettrici di pizzo. Arte e dono che negli anni ha contraddistinto il nome dei Whitney in tutta la zona limitrofa ma che lei non ha mai voluto coltivare. Un dono che appartiene ad una vita che non è mai stata veramente sua.
Conosciamo attraverso i suoi ricordi la realtà del suo passato attraverso quello che lei ha deciso di ricordare, soprattutto dopo l’incidente che le portò via sua sorella gemella.
Ma accanto a lei, diversi e interessanti saranno i co protagonisti che vestiranno panni importanti nel complicato intreccio di eventi e misteri.
Lyndley la conosciamo solo attraverso i ricordi e i quaderni di Towner, mentre Beezer, suo fratello è ad oggi un giovane in procinto di sposarsi e crearsi una vita sua felice e lontano dalla sua terra natia.
Jack, May, Emma, Cal e Rafferty, sono i nomi che più si dimostrano aver peso nella storia. Ognuno con il suo passato e la sua personalità, ognuno in grado di giocare un ruolo importante nella vita di Towner.
E non dimentichiamoci di Eva, anello fondamentale in tutto il racconto che da anima fluttuante nella mente della giovane nipote, riuscirà a salvarla, a donarle il regalo più importante.
Non nego che spesso lo stile di scrittura e le scelte narrative siano risultate un po’ farraginose e poco scorrevoli; il soggetto narrante si alterna spesso e senza avvertimento, così come anche il tempo della narrazione.  Ma se andiamo oltre la forma, oltre la scelta stilistica, ci accorgiamo di che enorme e complesso disegno psicologico stiamo osservando. Come un quadro, la cui bellezza va colta solo allontanandoci quel tanto da riuscire ad avere una visione chiara e complessiva dell’opera d’arte, allo stesso modo, ponendo le giuste distanze dal superficiale, possiamo renderci conto di essere al cospetto di uno dei giochi più intricati che la mente umana possa creare.
L’aspetto della magia, presente sì, ma solo a margine, cela alle sue spalle un più sconcertante mistero.
E mentre arriviamo quasi alla fine del racconto, convinti, come la stessa Towner che la realtà sia quella che la sua mente ricorda e su cui si basano i suoi vecchi diari, mentre ci apprestiamo a lasciarci alle spalle un cinico disegno crudele di cattiveria umana libera di fare il buono e il cattivo tempo, ecco che tutto si ribalta e come una barca rovesciata, veniamo tirati giù, nel profondo dell’abisso dell’inconscio.

C’è un momento in cui mi arrendo. Comincio a morire. Sarebbe così facile. Riposare quaggiù, con le conchiglie e i sassolini levigati dal mare. Ci sono già stata una volta, in questo posto, ed era perfetto. Pieno di pace. Ma non ora. Non più. Perché non è più ciò che voglio. È ciò che voleva Lyndley, non io. Io non voglio morire in acqua e tanto meno in questo tunnel. Devo salvare Angela. E il suo bambino. E poi, penso per la prima volta in vita mia, devo salvare me stessa.

 Quando risaliamo alla superficie, stremati e confusi però, la realtà ha assunto nuove forme, districando, pezzo per pezzo, il caotico groviglio di eventi.
Così la verità assume una nuova connotazione e il riscatto per le violenze subite trova il suo posto.
Ogni cosa, ogni sogno, ogni visione si colloca nella giusta posizione di quel cupo puzzle che rappresenta la famiglia Whitney.

Ebbene sì, il finale vale anche da solo l’intero romanzo.
La sorpresa del messaggio che la scrittrice vuole comunicarci, il coraggio che emerge all’improvviso, una nuova interpretazione di un messaggio che è sempre stato sotto i nostri occhi e perfino la verità del perché Sophya è diventata Towner.
Perché Towner è un’eroina. Una donna che non sa di esserlo, che si nasconde, che cela a se stessa la verità ma che fino alla fine dimostra di poter lottare per vendicare il dolore subito, il senso di colpa per la sopravvivenza. La sua lucida capacità di fermare la sua rabbia prima che la sua coscienza si macchi di un crimine pari a quelli da cui si è sempre tenuta alla larga e l’audacia nell’affrontare la più dura delle prove.
 

“Il mio dio gareggerà con il vostro, uno di questi giorni”, penso rivolta ai Calvinisti. Non è al loro dio che indirizzo la mia preghiera, e nemmeno a una delle divinità di Ann. Il dio che sto pregando non è né maschio né femmina. Il mio dio è quello che esiste indipendentemente dai piani degli uomini, quello che ti porta via quando non hai più un posto dove andare.

 Perché solo allora, solo quando finalmente si trova il coraggio di affrontare le proprie paure, di lottare i propri incubi, solo allora si può dire di essere liberi.

«L’incantesimo è spezzato. Sei libera».


Condividi con i tuoi amici