Titolo: Per una notte soltanto
Autore: Irene Reffo
Pubblicazione: Self publishing marzo 2016

Trama:  Fino a dove può arrivare l’amore?
È da questa domanda che nasce il seguente racconto. Si tratta di una piccola fiaba, in cui la magia tesse i versi della relazione tra due giovani amanti. Andrea e Ginevra, attraverso le parole di Shakespeare, vivranno una storia d’amore ai confini della realtà e dell’umanamente possibile. Perché l’amore non è soltanto presenza, ma anche ricordo, profumo, immagine, poesia, magia. Perché l’amore è anche fede, è fiducia incrollabile e speranza.


Recensione

Un altro breve e intenso racconto firmato Irene Reffo. Un nuovo scenario che riesce a strapparci emozioni indimenticabili.
Siamo in presenza di un amore che sfida le leggi della natura, seppur sembra che si debba ringraziare quest’ultima per il prezioso dono che i protagonisti di questa storia riescono a concedersi.

L’amore è come sempre il protagonista indefesso, inesauribile, magico e potente. Un amore che viene ogni volta analizzato da un diverso punto di vista, cogliendo sfaccettature sempre nuove e indimenticabili.

L’autrice ha questa volta voluto donarci un delicatissimo, magico e travolgente aspetto di questo sentimento così forte ma anche così doloroso.
Perché si fa presto a parlare d’amore ma ben più difficile è renderlo così tenace e rigoroso da straziare il cuore, da azzannare l’animo, da sfidare l’universo.
Andrea ha perso la sua donna, e con essa una parte di se stesso è rimasta nell’oblio buio di un’esistenza opaca, vuota, fredda come un pozzo senza fine.

Ci sono persone che, quando se ne vanno, lasciano un vuoto immenso, che non può essere colmato con niente e nessuno: è un tassello di puzzle mancante, e, si sa, non esistono pezzi uguali. Quel posto è destinato a rimanere vuoto per sempre, una piccola macchia bianca in mezzo ai colori del disegno. Andrea sapeva che nessuno arriva al termine della vita con tutti i pezzi: se ne perde sempre qualcuno durante la composizione del quadro. Ma questa consapevolezza non attenuava di certo la profonda angoscia che aveva provato dopo la morte di Ginevra.

Ginevra, con il suo amore per la natura, con la sua passione per le parole di Shakespeare, ha lasciato questa vita per sempre, strappata al suo amore da una malattia fulminante.
Il suo coraggio, che non nego mi abbia scatenato uno sfrenato andirivieni di brividi, la porta ad accettare la sua condizione come se non fosse altro che il disegno di Madre Natura. Inutile lottare e accanirsi in insensate domande che non avranno mai risposta. Dalla vita, seppur ancor breve, ha potuto assaporare il meglio e come un tassello chiamato a riprendere il suo posto nel Tutto, lei vive i suoi ultimi momenti con genuina riconoscenza.
Quello che alla sua morte lascerà saranno le sue piante, e il suo diario. Un piccolo quaderno rosso su cui annotava i suoi pensieri intrecciati alle poesie del suo amato drammaturgo.
Un’ancora che servirà ad Andrea per aggrapparsi al ricordo della sua amata, straziato da una mancanza incolmabile.

“Che io erri per tutta l’eternità, se potrò avere ancora un solo giorno d’amore”.

Quando Andrea legge le ultime parole scritte da Ginevra, il loro suono vibra come un gong nel suo cuore. Una frase che porta con se un significato forte.
Egli non si rassegna e pur di sentire la presenza e il calore della sua amata prende l’abitudine di nascondersi nel parco, immerso in ciò che Ginevra amava, per ripercorrere le pagine di quel quaderno. Leggerne i pensieri può dargli la sensazione che non sia solo.
La speranza di poterla rivedere, di sentire il suo tocco, di assaporare le sue labbra, lo rende tenace fino a che, una notte, nella ricorrenza della morte di Ginevra, ecco che il suo corpo prende forma dalla Natura stessa. Come un miraggio.
Ma poco ha del miraggio la sua pelle calda, il suo odore di vaniglia, la sua voce soave. La sua forma è concreta, reale, per quanto impossibile possa sembrare.
Ginevra spiega ad Andrea che il suo desiderio, si è esaudito. Ma un amore così intenso da resistere nel tempo ha insito il seme della maledizione. Un legame che supera la morte comporta una impasse che tiene entrambi legati in un purgatorio senza via d’uscita.
Amarsi vuol dire sperare, agognare anche un solo istante con la priorità metà. Ma a che prezzo?
Quando l’amore si tinge dei toni dell’egoismo, lì il suo potere cambia, divenendo un mero bisogno di possesso.
Scevro del suo più alto significato, smette di essere amore. Perché amare è concedere la libertà, desiderare la felicità dell’altro, anche a discapito della propria. Amare è sacrificio, abnegazione.
Amare è il coraggio di dire addio, di lasciar andare.
Ginevra ha sempre saputo amare e fino all’ultimo saprà elevare il suo sentimento oltre ogni immaginazione.
Andrea non la dimenticherà mai, custodirà il suo ricordo e il suo ultimo sacrificio e proprio per questo lascerà andare il passato.

Con questo racconto, accompagnato da foto ad hoc, l’autrice ci insegna una lezione importante, spesso dimenticata o data per scontato.

Perché l’amore non è soltanto presenza, ma anche ricordo, profumo, immagine, poesia, magia. Perché l’amore è anche fede, è fiducia incrollabile e speranza.


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