Titolo: Crudele come il sole
Autore: Christiana V
Pubblicazione: Self publishing 2016

Trama: Credeva di poter ottenere tutto…
Rampollo di una ricca famiglia milanese e proprietario dell’azienda Prism Light, Jacopo Maria Ferrante è un uomo arrogante e ambizioso. Nella vita non ha mai dovuto conquistare nulla ma ora combatterà per realizzare la sua vendetta.
… ma la sua anima non era in vendita
Quando Clizia Diamare scopre l’esoso debito contratto dal padre non immagina il prezzo del riscatto: per un anno sarà proprietà esclusiva di Jacopo, in ufficio e tra le lenzuola.
Per preservare la gemella Elettra e salvare la pasticceria di famiglia e i suoi dipendenti, Clizia sarà costretta a trasferirsi a Milano alle dipendenze di un uomo che disprezza. Niente, però, può prepararla all’insana passione che la invade e che poco a poco si trasforma in un sentimento pericoloso e complesso.
La resa spesso è una vittoria
Un uomo difficile, una donna risoluta, una vendetta da consumare, un contratto da onorare. Perché amore e odio sono due facce della stessa medaglia.


Recensione

Può mai essere crudele il Sole? Per un girasole esso è vita e condanna!

In effetti è vero, quando ci apprestiamo a leggere un romance contemporaneo di questo genere, spesso diamo per scontato che presto saremo portate a doverci far carico della difesa della povera protagonista femminile, vessata, oppressa e dominata da atteggiamenti cruenti, vili e prepotenti del rispettivo protagonista maschile.
E non nego che nelle prime pagine mi ha sfiorato la mente l’idea di ritrovarmi di fronte all’ennesima storia dipinta sulle orme di “Cinquanta sfumature”. Mai pensiero fu più errato.
Sì, siamo in presenza di un ricco imprenditore senza scrupoli, a cui è stato affibbiato il soprannome di “squalo”, pronto a tutto, compreso passar sopra il cuore e l’anima delle persone, preoccupato solo di non rovinare le sue preziose Ferragamo, e questo lascia ad intendere che non siamo di fronte ad un soggetto completamente originale.
Ma quello che a parer mio ha di splendido questo romanzo è la caratterizzazione del soggetto femminile.
Basta con il cliché della povera donna indifesa. Clizia si difende come una pantera e come solo un esemplare femmina sa fare, difende i suoi cari ad ogni costo.
E non serve essere anche bellissima per trasudare eleganza, forza e sensualità.
Clizia Diamare è la sorella gemella di Elettra, una graziosa, esile ragazza dal cuore tenero. Insomma il suo esatto opposto. Le due ragazze, trovandosi al cospetto del padre, ricoverato in terapia intensiva dopo un’operazione al cuore, vengono a sapere di un enorme debito che pesa non solo sulle spalle del padre ma di tutta la famiglia. Un milione di euro è una cifra troppo alta per poter pensare di evadere il problema senza un grande sacrificio.
Il narratore ci dà immediatamente un’idea di che tipo di persona sia Tommaso Diamare. Un uomo distrutto dal dolore e dalla vergogna. Un uomo che preferirebbe morire piuttosto che vedere nello sguardo delle proprie figlie la delusione che una tale rivelazione susciterebbe loro, nei suoi confronti. Ma il cuore, fregandosene della sua volontà ancora batte e quei macchinari, a cui è collegato, sottolineano la sua impossibilità di tirarsi indietro.

E io sarei un padre che ha a cuore il benessere della propria famiglia? Faccio schifo pensò, mentre veniva invaso da una profonda vergogna. Lui, Tommaso Diamare, a sessantatré anni non era altro che un codardo che feriva coloro che lo stimavano e provavano amore per lui.

Il debito va saldato e solo Clizia ed Elettra, amministrando la famosa pasticceria di famiglia, possono e devono essere messe al corrente.
Il carattere pragmatico di Clizia ovviamente la porta a farsi carico a tutti i costi del problema, esonerando la sorella stessa da qualsiasi impegno vincolante.
Sì perché l’accordo proposto da Jacopo Maria Ferrante, imprenditore di fama mondiale e famoso per la sua indole cinica e spietata, lascia ben pochi margini di trattativa. O la pasticceria o…
Ma la pasticceria non si tocca! Clizia è ben ferma su questo punto.
La sua carica energica e per nulla remissiva si palesa immediatamente.

Doveva ammetterlo, la ragazza aveva fegato: l’aveva appena snobbata con poco riguardo e lei non aveva battuto ciglio. Lo guardava dritto negli occhi con la schiena rigida senza alcun tremore, a differenza di Elettra che era tutta un brivido. Jacopo sapeva bene come trattare le persone, come irretirle e manipolarle. Pur di ottenere quel che voleva, era capace di spremerle come limoni dei loro averi, del loro cuore. Per lui il fine giustificava sempre i mezzi, e non importava se per riuscirci doveva mietere cadaveri, come le due innocenti che si trovava davanti.

È una donna forte, caparbia, sicura di se e sa nascondere bene le sue paure.
Cedere non vuol dire rassegnarsi. Accettare non vuol dire perdere. Si può lottare in mille modi diversi e quando si è con le spalle al muro, è giusto agire in difesa, aspettando che il nemico si distragga mostrando il fianco. Ecco che lì si può riprendere terreno e sferrare l’attacco.
Così la giovane donna è costretta ad accettare, suo malgrado, le condizioni di Jacopo, trasferendosi a Milano e lavorando per lui, non solo offrendogli le sue capacità lavorative ma anche il suo corpo.
Nonostante questo, la nostra pantera non abbassa la guardia e tiene testa al prepotente Jacopo.
Saremo portate ad odiarlo, a pensare ai mille modi per schiacciare il suo ego e la sua improba anima con ogni mezzo, esattamente come lui non si preoccupa di fare con Clizia, ma poi ci rendiamo conto che la ragazza sa il fatto suo, sa proteggersi da sola, accetta solo i rischi che sa di poter correre. Lo destabilizza, lo stuzzica, lo tiene a bada come nessun’altra donna (o uomo) è riuscita a fare.

Quella donna non aveva intenzione di cedere nemmeno un briciolo di se stessa e lui si accorse di esserne inebriato. Mai nessuno l’aveva sfidato come faceva Clizia, nessuno ne aveva avuto il coraggio, e il suo corpo reagiva alle provocazioni della donna infiammandosi e scalpitando per sottometterla.

La guerra tra i due si fa sempre più sottile, e Clizia impara presto a riconoscere i punti deboli del suo nemico.
A poco a poco la battaglia si tinge dei delicati toni della provocazione, mentre gli ormoni scombussolano la reciproca tenacia.
I rispettivi pensieri dei protagonisti, riportati dal narratore, ci permettono di soffermarci su entrambi gli stati d’animo, potendo contare così, andando avanti in questa folle battaglia, le vicendevoli ferite riportate da tutti e due.

Clizia ringraziò il cielo di essere voltata, perché il panico l’aveva invasa. Da soli nella più lussuosa camera d’albergo di tutta Napoli, rischiava di dover rispettare la sua parte del contratto ben prima di quanto credesse. E lei non era ancora pronta! Senza emettere un fiato, Clizia cercò dentro di sé la forza per combattere, così con un mezzo sorriso scattò in avanti evitando che la mano di Ferrante le si appoggiasse alla schiena. Era giunto il momento di lottare e lei non si sarebbe fatta circuire dal fascino di quell’uomo che poteva inghiottirla in un unico boccone.

Ma non solo. Più dura ancora è la guerra che non solo Clizia, ma anche Jacopo deve affrontare con la propria coscienza. Che la donna ne avesse una non era difficile da immaginare, ma che anche Jacopo dovesse fare i conti con una coscienza che lo spiazza, lo riprende, graffiando la sua corazza dall’interno, beh questa è una cosa davvero interessante.
Mentre le pagine scorrono il rapporto burrascoso tra i due diventa sempre più mordace e si macchia di un blanda emotività che collide con la rabbia provata all’inizio.
I sentimenti si fanno breccia come l’acqua che, cheta, lima e smussa le dighe. La passione è indiscutibile come l’attrazione fisica che si carica come corrente ad alta tensione, ma ben altra cosa è rendersi conto che oltre il contratto e il sesso ci sia qualcosa di più forte a tenerli vicini.
Scopriamo le profonde lacune affettive di cui è sempre stato vittima Jacopo, potendo in qualche modo provare una sorta di compassione per quell’uomo dall’aspetto coriaceo, cinico e freddo.

Lui non conosceva la gentilezza, nessuno gliel’aveva insegnata, neanche le innumerevoli bambinaie che si erano avvicendate durante la sua infanzia. Conosceva la cortesia, per cui sapeva imporre il proprio pensiero con autorità senza insultare l’interlocutore e bruciarsi la possibilità di un eventuale profitto; e non si era mai domandato se potesse risultare offensivo, dopotutto era Jacopo Maria Ferrante, proprietario della Prism Light, e tutti chinavano la testa davanti a lui. Tutti tranne una. Che continuava a ribellarsi anche in ginocchio e senza vie d’uscita.

Nulla in confronto a quanto vicine ci sentiamo al sacrificio di Clizia che non si capacita dei suoi sentimenti. Una traditrice, ecco come si sente. Lei che ha dovuto accettare tutto questo per salvare la sua famiglia da un aguzzino, finisce miseramente per cedere ai sentimenti che si fanno sempre più forti e prorompenti. Come può ancora guardarsi allo specchio, sapendo che il padre è finito sul tavolo operatorio proprio per colpa di quel debito con Ferrante?

«Sono una traditrice.» «Perché?» Clizia gli passò le braccia intorno al collo. «Perché ti amo.» Jacopo strinse le mascelle con forza. Quell’affermazione lavava via le sue incertezze, ma lo rendeva consapevole del dolore che Clizia stava provando, innamorandosi del nemico. E questo non era giusto. L’amore non era mai sbagliato e portava felicità, non sofferenza.

Ma se in amore e in guerra tutto è concesso, i nostri protagonisti dovranno prima o poi cedere allo stato dei fatti. Quando Clizia scoprirà tutto il macchinoso piano escogitato da Jacopo per placare la sua sete di vendetta, la rabbia riprenderà tutta la forza scemata in quei mesi e si caricherà anche della delusione per un amore disilluso. Straziata nel corpo e nella mente si nasconderà nella sua tana a leccarsi le ferite.
E Jacopo? Già, l’insensibile ed efferato imprenditore si troverà a fare i conti con una realtà sconvolgente.
Oltrepassare i propri limiti, mettersi in gioco accettando di aver perso la partita più importante lo convinceranno a impegnarsi per rivendicare il proprio cuore?
Odio e amore, rabbia e serenità, un susseguirsi di emozioni sempre affilate e pronte a ferire.
Perché si può giocare con l’ira ma giocare con l’amore è cosa ben più pericolosa.

«non mi ero accorto che nel portarti via l’anima, in cambio ti avevo ceduto pezzi della mia. E io li rivoglio indietro» asserì lui.



Chi è Christiana V:

7111385Cristiana Verazzo, classe 1972, pubblica il suo primo romanzo fantasy “Il Sigillo di Ametista” edito da Albatros nel gennaio 2012. Nel maggio 2012 partecipa all’antologia “Donne Speciali” edito Società Editrice Montecovello col racconto “Fantasiosa“. Nel giugno 2012 esce il sequel del Sigillo “L’Enigma dell’Opale” edito da Edizioni R.E.I che firma con lo pseudonimo di Christiana V e che userà da allora in poi. In febbraio 2013 partecipa all’antologia “365 giorni d’Amore” edito da Atlantide Delos book col racconto “La mia luce“. Numerose le presenze in gruppi, forum e blog con racconti quali: “Frammenti di me“, “La carne“, “Il dolore“, “L’ambiguo dallo sguardo vuoto“, “Virtualmente“, “L’ultimo regalo“, “La scelta migliore” col quale si è aggiudicata il secondo posto nel concorso “I colori dell’anima”, antologia disponibile gratuitamente in ebook per la Lulu.com.
Finalista per il concorso “Senza Fiato” del blog ‘La Mia Biblioteca Romantica’ col racconto Romantic Suspence “Alla conquista di te“. Collaboratrice del forum letterario Insaziabili letture e amministratrice del blog Simbiosi. Nel 2014 pubblica un urban fantasy dal titolo “Blood Catcher“.

Nel 2016 pubblica “Crudele come il sole

Bio tratta da https://www.goodreads.com/author/show/7111385.Christiana_V

 

 

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