Titolo: Due cuori e una borsetta
Autore: Christina B. Assouad
Pubblicazione: Rizzoli ( YouFeel ) novembre 2015

Trama: Toglietemi tutto, ma non la mia borsa!
La collezione autunno-inverno delle borse Martin-Dubois è stata un successo e Giulia Corsi viene convocata dall’amministratore delegato in persona. È il suo momento, quello che stava aspettando da tanto tempo: la promozione, finalmente, e il trasferimento nella sede di San Francisco? Più o meno: Giulia deve prima passare ben tre mesi nel sonnolento borgo marchigiano di Piane di Petrella, per seguire da vicino la produzione delle borse. Per una milanese dal passo veloce e dal ritmo serrato, abituarsi a un paese in cui l’evento mondano più atteso è la festa di San Crispiero è un’impresa quasi impossibile. Solo una cosa è ancora più faticosa: tollerare Vincenzo, un enologo dalla grande carica virile e dal carattere piuttosto arrogante. Ma i giorni passano, e Giulia scopre che le prime impressioni a volte ingannano… ma proprio alla vigilia della sfilata succede l’irreparabile. Non le resta che arrendersi e tornare a Milano! A meno di un intervento divino…
Un romanzo ricco di sorprese. Come la borsa preferita di ogni donna.


Recensione

Quando capita che, appena letta l’ultima parola scritta sull’ultima pagina di un libro, una leggera sferzata di brividi pervade la pelle della schiena, scendendo giù, lungo le braccia, ormai è un chiaro segno che il libro appena letto ha lasciato un segno incisivo nel cuore.
Poco importa in quel momento il genere della storia, la lunghezza del suo contenuto, il mood che lo caratterizza o altre qualità. L’importante? È che sia riuscito ad entrare nel cuore del lettore, che vi abbia preso posto con lenta prudenza o con soverchiante audacia, che vi abbia impresso il proprio passaggio o che vi sia rimasto asserragliato.
E così mi ritrovo di nuovo travolta da una storia in cui, oltre al piacere insindacabile che mi ha regalato la sua lettura, ho potuto assaporare un importante messaggio di vita.
Perché non servono per forza lunghi e noiosi volumi di psicologia per aprirci gli occhi dinanzi a situazioni in cui possiamo arrischiarci senza rendercene conto e che in un attimo possono cambiare il corso della nostra vita.
Diamo per scontato uno stile di vita, priorità standardizzate, obiettivi omologati.
Ma correre verso il traguardo spesso ci impedisce di assaporare la bellezza del percorso.
Ciò che poi fa la differenza è riuscire a fermarsi prima che l’arrivo possa metter fine alle possibilità di guardarsi intorno.
E Giulia questa lezione l’ha capita sulla propria pelle.
Giulia Corsi è una giovane donna in carriera. Ama il suo lavoro e ad esso dedica ogni sua attenzione. Responsabile dell’ufficio stile della Martin-Dubois a Milano, suo obiettivo è scalare la vetta e raggiungere il ruolo di assistente presso la sede di San Francisco.
Ma il destino sembra mettersi di traverso e ad allontanare il raggiungimento del suo sogno arriva l’incarico di seguire la produzione del campionario borse per la stagione Autunno/Inverno presso uno stabilimento situato tra le sconosciute campagne marchigiane.
Piane di Petrella. Già il nome non sembra promettere niente di buono e dopo un meticoloso studio telematico, la paura di quello che le si potrebbe palesare una volta raggiunto quel luogo misterioso e occulto la deprime.

“«Starai via solo tre mesi!» commentò Lavinia appoggiando un enorme trolley adibito a beauty-case sul sedile del passeggero.

«Novanta giorni» precisò Giulia con voce tremula.

«Ho sentito parlare bene delle Marche; lì la gente è molto cordiale e la natura offre panorami mozzafiato» cercò di consolarla la sua assistente.

«Duemilacentosessanta ore in aperta campagna» puntualizzò, cominciando a singhiozzare come se fosse una condannata a morte.

«Considerale come le ore che ti separano dal tuo volo per San Francisco.»”

Ma Giulia è una donna combattiva, forte, che sa quello che vuole e nulla potrà frapporsi tra lei e San Francisco.

Ai piani alti hanno deciso di mettere alla prova la sua professionalità? Niente che non si possa affrontare e superare egregiamente. Perché alla nostra protagonista le si può criticare tutto ( o quasi ) ma non certo la determinazione. Anche per quanto riguarda la sua rigida dieta psico fisica basata sui cinque riti tibetani.
Dal drastico e salutare regime alimentare  a esercizi di yoga difficili.
Con uno stile ironico, scherzoso, esilarante e leggero, la scrittrice è riuscita a disegnare un personaggio che di primo impatto sembra già non esserci troppo simpatica. Una corazza che la dipinge come un “mostro” della catena di montaggio dell’imprenditoria moderna. Una schiaccia sassi senza una vita privata dal cuore a forma di pochette.
In questo caso possiamo dire che il Diavolo indossa accessori Martin-Dubois!
E forse è proprio in questo mostro che si sta trasformando mentre il beffardo fato decide di metterle davanti la possibilità di arrestare la sua corsa per ritagliarsi il tempo di guardare il mondo al di fuori della nota casa di moda.
Certo la sua passata relazione sentimentale non l’aiuta a desiderare altro che non sia la realizzazione di se stessa su un piano prettamente professionale, ma certo il suo grado di alienazione è molto alto tanto da solleticare nel lettore l’ansia del tempismo perfetto…
Le bacche di goji o i litri di tè di oolong forse potranno disintossicare il suo fisico ma di sicuro Piane di Petrella disintossicherà la sua anima.
E voi immaginatevi una giovane donna d’affari, calata completamente nel suo prestigioso ruolo all’interno di una casa di moda, in una mise da copertina patinata, sfarfalleggiare sui suoi tacchi 12 su un terreno che non ha proprio nulla del luccicoso mondo a cui è abituata.
Una ferrea convinta stacanovista che si ritrova a fare i conti con una realtà lavorativa completamente diversa dai grattacieli di Milano.
Un trittico di vecchietti che la accolgono e la soffocano con deliziosi e iper proteici piatti caserecci.
Un gregge di pecore che viene messo a pascolare e a fertilizzare la zona confinante la fabbrica, sequestrandole la macchina parcheggiata.
Un vero e proprio incubo.
Un incubo per Giulia che ha meno di tre settimane per preparare la presentazione dei dodici pezzi per il lancio della nuova stagione.
Sì perché il suo modo di affrontare il lavoro collide drasticamente con quello dei suoi operai e sembra che l’intero paese viva in una realtà tutta sua.
Il ferreo cinismo lavorativo della metropoli fredda e spietata si contrappone con singolari e divertenti episodi alla vita quotidiana di un piccolo paesino con i suoi sani principi, dove la vita va vissuta e dove non si vive per lavorare ma il contrario.

“«Altro che responsabile della Martin-Dubois! Non sono riuscita a trattenere in fabbrica neanche uno dei venti operai» commentò ad alta voce sgranchendosi le gambe e avviandosi verso il suo ufficio.”

I piaceri veri sono altri rispetto a una scalata alla vetta del successo professionale ma questo non significa non dedicare al proprio lavoro la giusta importanza.
La nostra protagonista dovrà capire, anche se spesso con le maniere forti, che il lavoro è solo uno dei tanti aspetti della vita, importante o meno che sia, non si esiste solo per il successo.
Le piccole, semplici ma sane abitudini sanno ossigenare il sangue e ridare al proprio spirito la forza giusta per affrontare tutto. Anche i più difficili imprevisti.
Ed ecco che grazie a questi venti dipendenti, a Vincenzo e ai tre vecchietti che le hanno affittato Casa Castagna, Giulia impara a riconnettersi con la realtà, risistemando le priorità in base ad più equo e naturale schema.
Non senza un bel po’ di incidenti di percorso che a noi hanno donato il sorriso mentre a Giulia hanno fatto consumare ettolitri di oolong.
Ma oltre all’ironico insegnamento di vita, scopriamo tra le pagine di questo romanzo anche un amore puro, passionale e romantico. Stiamo parlando del prezioso Vincenzo, nipote dei tre vecchietti.
Il classico tipo che suscita nel lettore la voglia di organizzare un viaggetto nelle Marche per scoprire se davvero esiste e adescarlo come un prezioso esemplare di rarità.
Il primo incontro con Giulia prenderà più i toni dello scontro, ma poco alla volta, mettendo da parte i reciproci pregiudizi, i due cominceranno a familiarizzare e la passione istintiva che li attira sin dal primo sguardo, aiuterà i due protagonisti a superare le iniziali divergenze. Vincenzo sarà indispensabile per Giulia nel mitigare il suo carattere cinico e, seppur apparentemente superficiale, permettendole di affacciarsi al di fuori della sua professione per godersi i piccoli ma fondamentali piaceri della vita.
Amare il proprio lavoro si può, ma con il giusto atteggiamento.

“Gli incontri più o meno casuali con Vincenzo le avevano aperto gli occhi sulla realtà del posto facendole comprendere che a Piane di Petrella la vita familiare aveva la stessa, se non maggiore, importanza di quella lavorativa.”

Anche Vincenzo ha dovuto fare i conti con la delusione di un amore passato, ma questo non lo ha bloccato dal farsi guidare dal cuore, esponendosi con Giulia e dandosi la possibilità di riprovare, anche se per poco tempo, le emozioni di un sentimento che se tenuto a bada può solo che far più male.
Perché entrambi sanno che finito quel periodo, portato a termine il lavoro, Giulia dovrà tornare a Milano e, se tutto dovesse procedere secondo i piani, presto si ritroverà ad un oceano di distanza da Vincenzo e da quel posto a cui deve molto più di quello che avrebbe mai immaginato.

“i suoi polpastrelli si muovevano con la minuzia di chi vuole imprimere per sempre nel suo cuore l’emozione di un dono inaspettato. Era consapevole che Giulia, proprio come la sua ex, era una donna in carriera, ma aveva deciso di non farsi intimorire da un destino incerto, e non riuscendo a soffocare i propri sentimenti avrebbe combattuto ogni suo timore assecondandoli.”

Finalmente scopriamo una Giulia diversa, viva, più istintiva e meno razionale. Una donna che si è fermata, ha saputo guardarsi intorno e apprezzare ciò che la circonda. Non più un robot programmato per produrre, esporre e guadagnare, ma un essere umano pronto a lasciarsi andare alle emozioni, a sciogliersi davanti ad un panorama, a godersi le lezioni di enologia egregiamente elargite da un affascinante cowboy.

“Nel giro di pochi giorni Giulia era riuscita ad accompagnare il suo severo ruolo di responsabile della Martin-Dubois a quello di donna dotata di umanità, in grado di conoscere i suoi dipendenti quel tanto che bastava per farli sentire apprezzati e partecipi del progetto campionario.”

Non mancano i colpi di scena che porteranno la stessa Giulia, prima a ricredersi su quello che credeva di aver imparato da quella splendida esperienza, poi a trovare il coraggio per sferrare un cambio repentino e  improvviso di rotta.
Piane di Petrella non sarà sicuramente come San Francisco, ma il cuore che batte tra le valli di quel magico scorcio di mondo, ha il potere di stregare, ammaliare e far innamorare anche la più impassibile donna in carriera.
E grazie ad una brillante intuizione e ad una tempestiva decisione, Giulia saprà cogliere l’occasione per mettersi in gioco e inseguire il suo sogno. Il tutto accompagnato dalle deliziose note del Rosso di Sera.

“Vincenzo aveva completato il tutto insegnandole che l’amore, quello vero, poteva scoccare anche in circostanze insospettabili, come durante una serata in terrazza a guardare le stelle sorseggiando un vino d’annata.”

 

Detto tutto ciò non posso che consigliare vivamente questa lettura che ha saputo regalarmi sorrisi intrisi di grandi verità.
Una lettura per chi ha voglia di assaporare il gusto di una “vacanza letteraria”dalla sfuggevole e frettolosa vita di tutti i giorni. A chi si rende conto di correre troppo in fretta, mentre a volte è necessario prendersi una pausa e riprendere fiato. A chi ha bisogno di allungare lo sguardo oltre quello stretto e a volte asfissiante orizzonte disegnato dal nostro lavoro, per godersi la vista delle bellezze che ci circondano e che non rimarranno sempre lì ad aspettare la nostra attenzione. Spesso bisogna approfittare del momento, perché una volta passato, non tornerà più.

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