Titolo: Non dirmi addio
Autoore: Reika Kell
Pubblicazione: self publishing Maggio 2016 (Rizzoli You Feel settembre 2016)

Trama:  Lise sente le gambe tremare al solo pensiero di ritornare a Hopefield. Quel posto le ricorda la sua infanzia, l’adolescenza segnata dalla prematura perdita di sua madre e tutti i drammi che ne sono scaturiti.
Quando varca la soglia della locanda di famiglia, è sicura di non essere ancora pronta per mettersi tutto alle spalle. Sua sorella Gwenda e suo padre sembrano aver archiviato il passato e proseguono la loro vita con apparente serenità. Ma dentro di lei il dolore è ancora vivo.
Nemmeno Colin sembra darle quella pace di cui è sempre alla ricerca. Troppo impegnato con i suoi concerti, sempre assente nei momenti più difficili.
La conoscenza di un ospite della locanda risveglia in lei sensazioni nuove.
Adam è un giovane scrittore in piena crisi creativa. Non riesce a terminare il suo romanzo e pensa che una cittadina pittoresca e ricca di stimoli come Hopefield possa giovare alla sua ispirazione perduta. Parla poco di sé, è misterioso ed enigmatico, ma è proprio questo aspetto che suscita in Lise l’impulsiva voglia di passare sempre più tempo con lui.
Il sentimento sboccia nel suo cuore inaspettatamente, la passione travolge come un fiume in piena qualunque barriera e il bisogno di stare insieme coglie entrambi alla sprovvista.
Ma sarà davvero così forte da superare ogni ostacolo?
Un romanzo in cui amore, dramma e segreti si mescolano tra loro, ed esplodono in una storia intensa ed emozionante.


Recensione

Ogni volta che finisco di leggere un romanzo rimango qualche per istante intorpidita e disorientata ad assaporare le emozioni che la lettura appena terminata mi ha suscitato. Questa volta, se solo poteste vedermi, notereste un sorrisetto beffardo e orgoglioso.
Miei cari Lise e Adam, a quanto pare…

niente è perduto. È solo congelato sotto la brina!

Lise e Adam sono i nostri protagonisti. La loro storia inizia (o forse no?!) in quella stanza numero 22 della locanda Hopefield Inn gestita dalla famiglia di Lise.
Da quella locanda e da Hopefield la giovane ragazza è scappata anni fa, per fuggire da un incubo che la ossessionava.
Quello era il regno di sua madre e quando c’era ancora lei quella locanda era come un faro di luce nel buio oscuro della notte. La felicità e la speranza aleggiavano come il profumo intenso e inebriante del potpourri. Ma una sera tutto è cambiato improvvisamente e come una spada che fende di netto e trafigge fino al cuore, la felicità di pochi istanti prima si è macchiata per sempre dell’indelebile colore del sangue.
Un incidente stradale che ha coinvolto madre e figlia, all’uscita di una gelateria, in una tranquilla serata. Un incidente che ha trascinato via per sempre la speranza, strappando la vita alla madre e lasciando in coma Lise, per tre settimane. Al suo risveglio il buio era diventato troppo opprimente, troppo devastante per rimettersi in piedi e nessuno le credeva quando raccontava di quella strana presenza, accanto al suo letto d’ospedale. Una figura maschile che le implorava di aprire gli occhi, di vivere. Un angelo custode? Lise non lo sapeva ma di una cosa era sicura, non era pazza! Almeno non fino al punto di dar ragione a suo padre e sua sorella che volevano ricoverarla in una clinica psichiatrica.
E allora Lise è fuggita. Scappata via da coloro che volevano internarla e da una realtà – Hopefield Inn e la città intera – che non le apparteneva più, perché il vuoto che aveva rimpiazzato la presenza di sua madre stava ingoiando tutto, divorandole l’anima.

Scappa lontano, cercando altrove una vita nuova a cui potersi aggrappare per rialzarsi e ricominciare a vivere. Ma quando si fugge da un incubo non sempre si finisce per trovare la salvezza e questo Lise l’ha capito sulla propria pelle. Il ragazzo che l’ha portata via non si è rivelato essere un principe azzurro in grado di salvarla e proteggerla ma piuttosto un egocentrico ed egoista cantante rock con una vita troppo frenetica per poter dare alla sua ragazza l’amore è l’attenzione che merita.
Così Lise, all’ennesima litigata, prende la valigia e la riempie di quella pausa che le serve per staccare un po’ da una vita che non è affatto come se la immaginava.
Tornare a Hopefield è senza dubbio traumatico. Vedere la locanda dipinta di nuovi colori, che nulla hanno a che vedere con le tinte scelte e tanto amate da sua madre, le spezza il cuore. Ritrovarsi faccia a faccia con suo padre e sua sorella è difficile, soprattutto quando il ricordo di quello che le volevano imporre risuona così violento nella sua mente.
Ed ecco che accade l’impensabile. Perché la locanda un tempo tanto amata che ora sembra respingerla come fosse una forestiera non gradita, nasconde un destino maliardo è impossibile da contrastare. Il suo destino è ospite della stanza ventidue.
Adam, giovane scrittore in crisi da foglio bianco. O almeno è quello che lui fa credere di se.
Il loro primo incontro non è dei migliori ma è innegabile che dietro la reciproca ostilità una scintilla abbia appiccato una fiamma destinata a propagarsi come un incendio incontenibile.
La forza dei loro battibecchi, la soverchiante tensione che scricchiola come corrente ad alto voltaggio ogni volta che i loro sguardi si incontrano, trascinano i due protagonisti come un fiume in piena dal quale non riescono ad uscire.
Lise detesta lo strafottente e misantropo scrittore che con la sua arrogante boria si diverte a metterla a disagio, stuzzicandola con ironiche e sarcastiche battute. Sembra chiamarsi odio e odio è il sentimento che Lise vorrebbe provare per lui se solo quello sguardo perso, penetrante e vuoto di Adam non rovesciasse completamente l’odio in attrazione.
Il doppio PoV ci permette di capire meglio, anche se con magistrale capacità di mantenere il pathos del mistero, la personalità di Adam.
Un ragazzo che porta con se un’infinità di colpe, di ferite mai rimarginate e un profondo odio e vergogna verso se stesso. Un’ ombra di quell’uomo che si è perso tanti anni fa, un essere alla deriva che vaga per il mondo cercando di scappare dai suoi incubi. Ma quella visita alla locando non è casuale e piano piano scopriremo perché.
I fantasmi di Adam lottano contro i sentimenti che piano piano si avviluppano al suo cuore, rendendolo inerme di fronte all’amore che riesce a provare per Lise. La violenza e il vigore delle emozioni che gli provoca la presenza della giovane ragazza combattono a suon di pugni e calci contro la consapevolezza di non essere degno di amarla e di farsi amare da lei.

 

Rachel era diventata la vita che assassina la morte. La luce che annienta per sempre l‟oscurità. Perché Rachel era questo per lui.

Come il sole che sfiorava l‟orizzonte.

Rachel gli sfiorava l‟anima con il suo sguardo.

 

L’istinto si accavalla alla ragione per poi di nuovo soccombere sotto il peso di ciò che va fatto, perché si crede sia giusto così.
Il ciclone emotivo rapisce i cuori dei due ragazzi e veniamo anche noi strappati dalla terra ferma per seguire il loro doloroso e bellissimo vortice.
Un turbinio di emozioni vissute in un sali e scendi da montagne russe, dove i momenti di tenera passione ti portano su, in alto, mentre le verità taciute e poi scoperte ti lasciano precipitare nel vuoto più oscuro.
E così non ci si dà modo di rendersi conto veramente di chi abbiamo davanti o di cosa rischiamo di perdere per sempre.
Sì, perché arrendersi di fronte alla convinzione che non ci sia speranza per redimere le proprie colpe, per concedersi la propria felicità o per vivere il più intenso e puro degli amori, è solo un altro modo per scendere i gradini che portano alla desolante solitudine e deprimente autocommiserazione.
Sentirsi inadeguati e bugiardi, convincersi che non si possa offrire altro che dolore non è sempre sintomo di altruismo, ma spesso solo di paura.
E Adam ha paura. Ha paura di amare, ha paura di farsi amare, ha paura che tanto in alto lo porterà il suo amore, così tanto in basso sprofonderà quando l’inevitabile verità giungerà a colpire la loro effimera felicità. Adam sa che lasciarsi amare senza esser disposto a svelare tutti i suoi fantasmi, non lo porterà a nulla di buono…
Quando anche noi scopriremo il mistero che si cela dietro il passato del giovane scrittore, rimarremo sconvolti, disorientati e incapaci di ragionare lucidamente. Non si può pretendere altro, almeno a sangue caldo. Ma lottare per raggiungere la propria felicità non è mai stato facile. Affrontare i perfidi scherzi del destino non è impresa per pivelli. Amare vuol dire prendersi delle responsabilità, trovare la forza per proteggere, difendere il proprio sentimento, anche a costo di subire delle ferite. Anche a costo di sanguinare.
Perché mai cicatrici saranno portate con più orgoglio di quelle causate per rivendicare l’amore.
Ok, forse sto camminando sul sottilissimo filo dello smielato romanticismo da diabete, ma fidatevi che Keira Kell non ha assolutamente commesso questo errore.
La delicatezza con cui è riuscita a farci vivere il dolore, il senso di colpa e la straziante consapevolezza di non poter vivere senza l’altra persona ma non essere in grado di fare altrimenti, ci ha stretto il cuore in una morsa dolcemente letale.
Un romanzo poetico e fluido che sa regalare emozioni forti e contrastanti. Emozioni vissute sulla nostra pelle come se fossero lame che tagliano e unguenti che guariscono.

 

La vita è troppo breve per le tattiche e i sotterfugi. La vita va vissuta con pienezza, con la consapevolezza che ogni scelta apre una strada, e che non esistono strade sbagliate, ma solo sentieri che decidiamo di percorrere perché in quel momento ci donano felicità. Perché in quel momento, per noi, sono sentieri giusti.

E allora percorriamoli, questi sentieri. Senza voltarci mai, senza paura di non poter più tornare indietro. Se la nostra scelta è dettata dal cuore, saremo noi per primi a non aver mai più alcuna intenzione di tornare indietro.



Chi è Reika Kell:

13177881_1738915109679290_3037812320173192835_n nata nell’Aprile del 1986, la prima parola che le sue tenere labbra sono riuscite a pronunciare è stata “leggere”. La seconda è stata “scrivere”. Anche se, in realtà, le due passioni sono nate cronologicamente invertite.

E’ un’inguaribile sognatrice, che non può fare a meno di dar voce alle storie che si plasmano nella sua mente, ai personaggi che si creano da soli e che si impongono con tanta forza, da non poter fare a meno di imprimere le loro emozioni e le loro avventure sulla carta.

Oltre ad occuparsi della sua sconfinata passione per la lettura e la scrittura, Reika si è laureata in Legge, ha conseguito il diploma presso la Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali. Se doveste incontrarla lungo i corridoi di qualche tribunale, potrebbe darvi l’impressione di una persona seria ed equilibrata, quasi “normale”, ma… non fatevi ingannare: in quella testolina popolata da esseri fantastici, da personaggi enigmatici e da misteriose creature della notte, le parole “serietà”, “equilibrio” e “normalità” non sono affatto contemplate.

E’ autrice di “Lacrima Nera”, il suo romanzo d’esordio, “Crimson Moth” e “Non dirmi addio”, suo primo romance.

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