Titolo: Flower
Autore: Shea Olsen & Elizabeth Craft
Pubblicazione: Newton Compton Editori (gennaio 2017)

Trama: Charlotte vive con la nonna ed è una ragazza con la testa sulle spalle: bravissima a scuola, lavora in un negozio di fiori per pagarsi gli studi e nel tempo libero si prepara per l’ammissione alla prestigiosa università di Stanford. È molto concentrata e non si concede distrazioni, niente uscite serali e soprattutto niente ragazzi: la sua più grande paura è infatti quella di fare la fine di tutte le donne della sua famiglia, che hanno rinunciato a seguire le proprie aspirazioni a causa dell’amore. Una sera, all’ora di chiusura, entra nel suo negozio un misterioso e affascinante cliente, ombroso ma gentile, che le fa strane domande. Nonostante ne rimanga colpita, Charlotte è sicura di non rivederlo mai più… E invece la mattina dopo le viene recapitato in classe un mazzo di rose purpuree, i suoi fiori preferiti. A mandarglieli è stato proprio Tate, il ragazzo della sera prima, che inizia a corteggiarla in modo molto discreto ma deciso. Charlotte, dopo le resistenze iniziali, decide di uscire con lui per una sola sera. Ma appena fuori dal ristorante vengono assaliti da folla di paparazzi che grida il nome di Tate… Chi è davvero quel misterioso ragazzo e cosa nasconde dietro quei bellissimi occhi malinconici?


Recensione

Sarà per gli eventi che hanno cambiato e affinato il mio punto di vista, sarà forse solo un caso, ma mettere per iscritto le emozioni che mi ha suscitato questo romanzo è una dura prova.

Elizabeth Craft e Shea Olsen hanno unito le loro mani per creare Flower.

Charlotte è una ragazza di diciotto anni, convinta che fondamentale e irremovibile obiettivo della sua vita sia diplomarsi a pieni voti ed entrare a Stanford. Laurearsi, crearsi una carriera che la renda orgogliosa di sé e solo dopo, in caso, far posto all’amore.

Gli esempi lampanti che le donne della sua famiglia le hanno sempre mostrato, l’hanno convinta, sin dalla tenera età, che innamorarsi di un uomo può diventare pericoloso, che il cuore e la passione accecano la mente e possono stravolgere la vita a tal punto che poi, quando il sogno rosa finisce, ci si ritrova con un pugno di mosche in mano, dei figli a carico e un’adolescenza da mettere da parte per svolgere al meglio il mestiere di genitore.

Sua nonna, sua madre e perfino sua sorella. Tutte le figure femminili di riferimento sono state beffate da amori effimeri, troppo fugaci per durare oltre il tempo necessario a imprigionarle, ancora troppi giovani, lasciandole poi con responsabilità difficili da affrontare e briciole di sogni frantumati. Charlotte non commetterà gli stessi errori; non dovrà buttare la sua vita per le scelte sbagliate del suo cuore. Non si ritroverà come sua madre, donna troppo fragile per essere una buona mamma, troppo debole per vivere senza l’amore di un uomo, troppo irresponsabile per crescere due bambine. Non diventerà come sua sorella Mia, appena più grande di lei e già madre del piccolo Leo, obbligata a lasciare gli studi e gli amici, e a chiudere nel cassetto ogni aspettativa personale futura.

Charlotte ha deciso di mettere la sua laurea e il suo futuro davanti a tutto. Per questo non partecipa alle feste, non socializza mai troppo con nessuno, non vuole innamorarsi. Carlos è il suo migliore amico. L’unico ragazzo che ha il permesso di condividere la sua vita, l’unico che possa capirla e rispettare le sue scelte.

Perché la protagonista non è una liceale come le altre; le sue giornate sono minuziosamente organizzate tra la scuola, il lavoro presso un negozio di fiori e il tirocinio all’UCLA per accumulare crediti in vista dell’ammissione a Stanford. Sarà anche una vita banale e piatta, senza coinvolgimenti emotivi, senza colpi di scena, ma la schematica, organizzata e lineare quotidianità la rende sicura di potercela fare.

Quello che non ha previsto però, è che per quanto voglia evitare inutili e dispersive infatuazioni, spesso non è così facile sfuggire quando queste si presentano con insistenza alla porta del proprio cuore.

E così cade nella rete tesa da quel giovane e affascinante ragazzo che piomba nel negozio dove lei lavora e le ordina un mazzo di rose. Rose purpuree, quelle che Charlotte ama tanto, quei fiori il cui messaggio la conferma una ragazza con i piedi per terra.

L’irruenza con cui Tate, nome del ragazzo, sbaraglia le difese e le resistenze di Charlotte è tanto ingombrante da sfiorare lo stalking. Non si arrende, non si dà per vinto, mostrando il suo affascinante aplomb. Bello, ricco e misterioso, Charlotte non regge a lungo la lotta per mantenere saldi i suoi principi e così accetta di uscire con lui una sera, trascinata in uno dei più famosi ristoranti di Los Angeles. Da qui la discesa pericolosa verso un precipizio fatale.

Ben presto la verità sul conto di Tate la colpirà forte, come uno schiaffo al cuore, facendola, per un attimo, riacquistare la giusta direzione.

Ma la storia sembra tramare a favore di quello che già si preannuncia un grande errore.

Quel ragazzo altro non è che Tate Collins, famosissimo cantante pop di fama internazionale. L’alone di mistero si scoglie, e quello che si rivela l’avviluppa come una droga che, nociva, le annebbia il cervello, sfocando la lucidità.

La ragazza che a dodici anni aveva fatto una promessa a sé stessa, ora sta cambiando. Segreti, sotterfugi, fughe e discussioni. Il Tate di cui si innamora sembra diverso dagli altri uomini. Lui non la prenderà in giro, smorzando i suoi sogni, bloccando il difficile cammino che si è decisa a fare. Ma quanto questa sicurezza è dettata da un amore acerbo, passionale e quanto da una consapevole presa di coscienza che al mondo non possa esistere nessuno in grado di schiacciare i suoi obiettivi?

Lo zoppicante prendi e lascia tra i due ragazzi, lei troppo inesperta e innamorata per raddrizzare il tiro, lui troppo preso dal suo passato, perso nella sua vita e nella sua carriera che versa in un buio momento artistico, crea quasi un senso di fastidio. La storia assume un carattere a volte troppo banale e approssimativo. Non siamo solo infastiditi da un comportamento “schizofrenico” di Tate ma anche dagli atteggiamenti accondiscendenti oltre il ragionevole di Charlotte, diventata una fiacca ombra di quella ragazza forte che era prima.

È forse il caso di perdere le speranze e considerarla degna erede delle Reed?

 

La trama procede debole, rendendo inefficace il messaggio che le scrittrici vorrebbero farci arrivare.

Pochi colpi di scena, con prevedibili risvolti; approssimativi dialoghi interiori e vaghi sviluppi narrativi non catturano l’anima del lettore che, in questo modo, non riesce a calarsi nei panni della protagonista.

E quando siamo finalmente in procinto di elogiare il riscatto non solo di Charlotte ma di tutto il romanzo, ecco che si ripiomba nel cliché dell’ovvio con una conclusione che lascia l’amaro in bocca.

Certo è vero che il concetto di “lieto fine” è del tutto soggettivo…

Forse sarebbe stato utile un accenno al punto di vista maschile, tanto per fornirci una chiave di lettura in più, magari decisiva per apprezzare la storia.

Sarebbe troppo forte definire questo romanzo come la bozza di un progetto, ma ritengo che il potenziale per una buona storia non manchi affatto e con un lavoro più meticoloso, il risultato sarebbe di sicuro molto più apprezzabile.

Se poi si fosse evitato di lasciar correre i refusi presenti nel testo, anche la casa editrice ne avrebbe trovato più giovamento.

In conclusione posso affermare che questo “caso editoriale” risulta essere più un bel pacchetto infiocchettato ad arte che un romanzo memorabile.

Ma si sa… il mondo è bello perché è vario e vari e molteplici sono i giudizi letterari.


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