Titolo: Drop of Blood: Wars of Faith (Drop of Blood Vol. 2)
Autore: Deborah P. Cumberbatch
Pubblicazione: Self Publishing 2018

Trama: Sono trascorsi ormai cinque mesi da quando Hamok, il vampiro primordiale, è risorto, eppure sembra essere scomparso, come se stesse dormendo e aspettasse il momento per la sua prossima mossa.
Paige è preoccupata e l’avvertimento che Hamok le ha dato appena uscito dalla caverna le riecheggia costantemente nella testa: “Ti aspetterò”.
Nathan continua a starle vicino, ma nemmeno lui riesce a controllare gli straordinari poteri di Paige, che esplodono senza alcun controllo, nutrendosi delle sue emozioni e facendo emergere costantemente la Cacciatrice che è in lei. Egli sa solo che sarà disposto a qualunque cosa per aiutarla.
Anche Paige ha una sola certezza: darebbe la sua vita per difendere le persone che ama, anche se questo volesse dire proteggerli da se stessa. Una nuova minaccia infatti la perseguita: gli spettri. Questi dicono di volerle mostrare il “vero”, perché ormai le verità sono troppe e tutti sembrano mentire e nascondere qualcosa che potrebbe essere essenziale. L’intera storia che viene tramandata dalla Creazione potrebbe essere un’immensa bugia e i ruoli potrebbero capovolgersi.
La fine potrebbe significare un nuovo inizio.


Recensione:

Chiusa in un muto silenzio, ascolto il vuoto che rimbomba come un richiamo di guerra, dentro il petto. Sono inerme davanti a queste pagine che mi hanno fatto male; che ho amato, venerato e odiato anche. Per la forza che hanno avuto nel farmi sognare la grandezza degli ideali, il vigore dell’amore, il ruggito della giustizia, la potenza del sacrificio. Mi hanno cullata con l’affetto di una madre che si prende cura del suo piccolo pargolo, tenendolo al sicuro, promettendogli una vita lunga e serena; e poi mi hanno torturato, pugnalato, messo in ginocchio, gettandomi a terra, sotto il peso della cattiveria. Una guerra che porta sconfitte anche tra i vincitori. Un vessillo di speranza, che prende fuoco sotto la pira del dolore più straziante.
Forse sono troppo dure come parole, ma in questo secondo capitolo di Drop of Blood, Deborah Cumberbatch è riuscita a portarmi sulla vetta più alta dell’Olimpo e poi farmi conoscere le profondità buie e devastanti della terra. Lì dove sopravvive, infido e ferale, il più improbo dei sentimenti.
Avevamo lasciato Paige e Nathan, nel primo capitolo della serie, a fare i conti con il ritorno del feroce vampiro primordiale, Hamok. L’attesa snervante e deleteria corrode la pace che tanto agognano i due protagonisti. Hamok ha promesso di trovarla, la sta aspettando, ma non sono ben chiari i suoi intenti.
Distruggere il Bene, uccidere la Cacciatrice, sterminare ogni essere che si vorrà opporre alla tirannia del Male?
Ogni domanda sembra rimanere nell’oblio dell’attesa.
Nel frattempo si può solo aspettare e allenarsi, per far sì che i poteri della giovane futura Cacciatrice le permettano di arrivare allo scontro decisivo, con ogni arma possibile.
L’allenamento con Nathan prosegue di giorno in giorno, di pari passo con il crescere del loro sentimento.
Ogni istante li rende più vicini, in sintonia, ognuno parte dell’altro. Il segreto della vera identità di Nathan rimane gelosamente custodito e i genitori di Paige non si accorgono della reale natura del ragazzo.
Ma ben presto nuovi ostacoli mettono a dura prova l’autocontrollo della giovane e l’inaspettato incontro con i nonni, fa scivolare via ogni certezza.
La rabbia, più di ogni altro sentimento, scioglie i fili che tengono sotto controllo i poteri di Paige e in un attimo tutto si sgretola attorno a lei. Nel vero senso della parola. La sua reazione alla presunzione di quelle figure così poco care, da libero sfogo alla potenza della natura, distruggendo ogni cosa intorno a lei.
Così, vedere il fratello rischiare la vita per un suo errore, e ritrovarsi l’intera famiglia ferita per causa sua, la spingono a cercare aiuto a Turo Brien, antica scuola per tutti gli esseri magici di alto rango.
Nonostante le pesi doversi separare da Nathan e dai suoi cari, sa bene che da sola non sarà facile né veloce, riuscire a destreggiare e padroneggiare i propri poteri.
Chiusa tra quelle mura, però, si rende presto conto che non è sola ad affrontare i suoi incubi e le sue abilità. Helen, la sua Osservatrice, Edrahil, Ainwen e il fidatissimo Arthas, formeranno la schiera dei suoi alleati, pronti a difenderla, sostenerla e a combattere al suo fianco.
Così, poco a poco, attraverso i suoi incontri onirici, Paige continua a rimettere insieme i pezzi di quel complesso mosaico disordinato e confuso, che da troppo tempo ormai cerca di farle capire una verità rivelatrice. Spettri e divinità si alternano per spronarla a osservare, a capire, a trovare la risposta a tutte le sue domande. Perché alla fine, il vero è proprio sotto i suoi occhi, aspetta solo di essere interpretato.
Lei è Laxeh, la reincarnazione di quel disegno triste e condannato a ripetersi nella storia, e che aspetta il proprio riscatto.
Capire finalmente la verità è come ricevere un pugno nello stomaco, sentendo tutte le bugie di secoli, risalire il proprio condotto gastrico come fosse bile. Uno scontro con la realtà da sempre negata, offuscata, modificata a proprio piacimento, dall’orgoglio di esseri immortali a cui si è dato sempre l’errata considerazione.
Sottrarsi, a questo punto, alla giusta sete di giustizia, è impossibile e Paige lo sa bene. Se avessero fatto a lei e Nathan quello che è stato fatto a Laxeh e Hamok, non avrebbe trovato pace fino a che la vendetta non avesse consumato ogni più piccola briciola di potere.
Un meraviglioso susseguirsi di eventi e colpi di scena tengono il lettore incollato alle pagine, come fosse un treno ad alta velocità, impossibile da arrestare. Si sogna, si ama, si soffre, ma si vive. Con la forza, la tenacia, la speranza. Ogni singola battaglia viene affrontata con orgoglio, alimentata da sentimenti puri e dolcissimi.
Sentiamo nel nostro cuore il calore di quel sentimento che lega Paige al suo Nathan e anche i momenti più sensuali e passionali vengono descritti con una delicatezza invidiabile. Un sofisticato ed elegante “vedo e non vedo”, che non scade mai nel volgare, ma gonfia il petto e fa sudare le mani.
Ogni cosa viene descritta con l’entusiasmo di un germoglio che vede la luce calda del sole. E siamo trasportati da ogni singolo momento, con il cuore in gola, con il respiro tremante, lo stomaco chiuso.
E poi…
A un soffio dalla vittoria, il gelo si aggrappa, congelando ogni sensazione, ogni emozione.
Cadere in un pozzo buio e profondo avrebbe un effetto meno destabilizzante. Il silenzio occupa prepotente il palcoscenico, sostituendosi a ogni suono melodioso che ci ha accompagnato nella lettura, e restiamo lì, inermi, incapaci di reagire, anche solo di renderci conto che siamo solo lettori. Il tempo si ferma anche per noi.
Il vuoto invade tutto lo spazio, smettiamo di respirare e di ascoltare il nostro cuore. Nulla è più come prima.
Tutto è perso, quando quegli occhi profondi fissano per l’ultima volta il viola intenso delle iridi di Paige, quando quelle parole d’amore sfiorano il suo udito, regalandole un addio straziante.
Qualcosa si rompe per sempre, definitivamente, nel cuore di Paige che smette di essere la ragazza piena di speranze e amore, per trasformarsi nella Cacciatrice. Il potere, la rabbia e la vendetta annebbiano ogni altra emozione e legame sentimentale. Parla di sé in terza persona, come se ormai non ci fosse più spazio per Paige in quel corpo, ma solo energia pura da puntare verso il nemico e metter fine a quel maledetto gioco di ruolo che per secoli ha divertito gli dei dell’Olimpo.
E noi lettori siamo con lei, non possiamo reagire diversamente, incapaci di girarci indietro e soffermarci su coloro che fino a prima hanno dimostrato la loro fedeltà e il loro affetto. Non esiste più nulla, non ci sono fratelli persi e ritrovati, non c’è ombra di umanità che possa farci sperare in qualcosa che non sia dolore e vendetta. Ogni scelta ha le proprie conseguenze, le Parche sono sempre state molto chiare al riguardo, ma a questo punto non serve neanche soffermarsi a valutarle. La decisione è stata presa e si è disposti a morire per portarla a compimento.
Ovviamente arriviamo alla fine del volume con la sete di sapere come continuerà la storia. Aspettando con l’ansia il terzo capitolo, che ci permetta di tornare a respirare.
Un magnifico lavoro, quello della Cumberbatch, che è riuscita a farci provare ogni singolo sentimento conoscibile, descrivendolo con un’attenzione che ormai ha poco del carattere esordiente, finendo per porsi alla pari di autrici fantasy di grande spessore.
Unico neo, che non possiamo esimerci dal sottolineare, è la mancanza di un preciso lavoro di editing. Ma la speranza che presto si possa risolvere il problema, ci spinge a ritenere quest’opera come una vera rivelazione, assolutamente da non perdere.


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