Titolo: Dammi mille baci e poi cento
Autore: Angela Villani
Pubblicazione: Schena Editore maggio 2018


Recensione:

Barbara, ti sceglierei se solo non avessi dato il mio cuore a Lesbia. È lei la mia puella, ma, in quanto a fascino e a seduzione, sei alla pari. Si legge nel tuo sguardo quanto tu sia bella e sensibile e le movenze del corpo rispecchiano lievi e profondi sentimenti. Lo si coglie dalla delicatezza nel relazionarti agli altri anche quando non avresti alcuna voglia di ascoltare le loro lamentele. Un briciolo di sale, un guizzo di luce è ciò che mi fa innamorare di una donna.

 

Grazie a questo breve romanzo posso dire di aver viaggiato indietro nel tempo, quando anche io ero una giovane liceale alle prese con il fascino antico di una letteratura romantica e pura. Quella di Barbara sembra esser un’esperienza molto più completa, grazie anche all’aiuto di un insegnante che ha saputo regalare ai suoi studenti la conoscenza della poesia classica latina, molto meglio di quello che purtroppo riuscì a fare la mia professoressa. Ma chi non ricorda Catullo e il suo carme più famoso?

Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior.

Barbara è un’adolescente che sta scoprendo le difficoltà della vita, la separazione dei genitori, il rifiuto dei ragazzi, le gioie e i dolori che l’animo umano può provare, e lo fa servendosi dell’aiuto di un grande poeta. Quasi come fosse un guru, un maestro di vita, colui che sa come infondere sicurezza, sempre con il giusto consiglio e l’esperienza alle spalle. I pensieri della giovane protagonista si adattano a una realtà quasi antica e mistica, passando da necessità più materiali a sogni d’altri tempi. Si scontra con la figura di Lesbia, accusandola di aver sdegnato i sentimenti di Catullo, di averlo preso in giro.
E Lesbia, come Catullo, le rispondono. Si offrono come suoi consiglieri, aprendole gli occhi su realtà che vanno ben oltre le sole splendide parole.

Ho le visioni: mi trovo sempre Catullo davanti agli occhi, evidentemente sono una disadattata: la vita, quella reale, non mi appartiene e voglio, in qualche modo, trovare una compensazione nelle fantasie.

 

Barbara affronta il suo percorso interiore, offrendo al lettore uno splendido scenario quasi dimenticato.
I suoi maestri, Catullo e Lesbia, ma prima ancora il professor Rinaldi, le permettono di comprendere le sottili sfaccettature dell’amore.

 Diligere, amare e bene velle non sono sinonimi. Il diligere è, ad esempio, l’affetto paterno, l’amare, invece, si alimenta con il fuoco della passione, ma il velle bene indica un legame profondo e durevole. Si sceglie di volere bene ad una persona solo se la si stima.

 
L’amore per un padre che viene abbandonato, insieme a lei, da una moglie e una madre che scappa dalle sue responsabilità. Un padre marocchino che deve accettare l’occidentalità della propria figlia, ma che le dimostra un immenso amore. E così anche lei si avvicina a quel sentimento maturo e consapevole verso la figura paterna, ne vede la sofferenza, lo smarrimento per esser rimasto solo a crescere una figlia e a mandare avanti la famiglia. Quella famiglia che si è spezzata quando Giselle li ha lasciati per una nuova vita.
L’odio di Barbara per la madre viene concettualizzato e incanalato verso un giusto equilibrio. Una madre che non potrà mai veramente odiare, nonostante il rancore e la delusione.
Saggezza e profondità d’animo, permettono alla giovane ragazza di vedere oltre il banale e superficiale filtro che le nuove generazioni usano per cavalcare gli anni più importanti della loro vita.
Aiuta la sua migliore amica in un momento difficilissimo e lo fa con le parole, l’insegnamento che i suoi maestri le hanno trasmesso.

In questo delicato e fluido alternarsi di versi poetici e prosa, apprezziamo il perfetto connubio tra una realtà antica e maestosa e il quotidiano bisogno di dare le giuste soluzioni ai problemi di tutti i giorni.

Un romanzo davvero incantevole, che stuzzica la voglia di riaffacciarsi ai grandi della letteratura classica e sperare, come è successo per Barbara, che offrano anche a noi utili consigli e parole di conforto.

Un libro consigliatissimo sia per i più giovani che spesso si trovano a studiare autori classici con il peso dell’obbligo, perdendo così la parte più bella della conoscenza; sia per gli adulti che hanno dimenticato il valore di vecchi insegnamenti, che, nonostante i secoli, rimangono tutt’oggi grandi guide.


Chi è Angela Villani: 

Angela Villani, nata a Foggia, laureatasi in Lettere all’Università degli Studi di Bari nel 1986, vive e lavora in Brianza dove insegna Italiano e Latino presso il Liceo Banfi di Vimercate. Ha vissuto la sua infanzia e giovinezza a Bologna, città a cui deve la sua formazione e dove ha frequentato il liceo classico L. Galvani. Interessata a tematiche legate al mondo femminile, si occupa di didattica di letteratura italiana e latina. Sono stati pubblicati tre libri, scritti assieme a Franca Longo, “Saffo & Merini. Quando le Muse parlano” ed. Asterios, collana Le Belle Lettere, Trieste, 2013, “Sulle orme di Orazio Viaggio reale e fantastico” ed. Schena, Fasano (Br), 2015 e “Donne migranti si raccontano” ed. Schena, Fasano (Br), 2016. E’ autrice dei romanzi “Fiore” ed. Schena (Br), 2017 e “Dammi mille baci e poi cento” ed.Schena, 2018.

 

 


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