Eccoci di nuovo alle prese con la presentazione di un libro fantasy.

Titolo: Vanthúku – Il risveglio del draghetto rosso
Autore: Burt O.Z. Wilson
Pubblicazione: self publishing gennaio 2019 (solo cartaceo su Amazon)

Trama: Risentimento, egoismo, paura: la sorte alterata da forma umana a mostruosa, volta alla rinascita. Burt O.Z. Wilson presenta un fantasy senza scrupoli di eroi vigliacchi e predatori, dominato da sangue, acciaio, artigli e ossa spezzate, evocazioni di morte da polvere e roccia rossa.
Nessun abitante dell’Impero conosce Vanthúku: le terre rosse oltre le montagne est, un tempo dominate dai grandi draghi estinti e i giganti del Mhòrk, ora avvelenate dai negromanti e infestate dai draghetti. Ma cosa succederebbe se i due mondi fossero costretti ad incontrarsi?
E mentre antiche leggende raccontano di un errante nell’Impero ovest, e di un popolo delle ombre all’estremo sud, le terre rosse cadono al dominio di un uomo e all’unicità di un essere. Nel risveglio di forze antiche, scontri e tradimenti verso la supremazia di Vanthúku, s’intrecciano ambiguità, solitudine e rabbia di un soldato ripudiato e una donna portatrice di magia pura; di un furbo negromante e una coraggiosa guerriera; trafficanti mossi dalla cupidigia e uomini bestia.
Qual è il vero nemico da combattere?
Un libro che si lascia leggere in fretta, un’esperienza quotidiana raccontata come non lo fosse. Un fantasy parallelo al nostro tempo, che vive l’odio della diversità come paura e i sentimenti come motore ad affrontare la vita. Un viaggio dai risvolti spesso crudeli, ma vivi.


Qui di seguito lasciamo che sia lo stesso autore a raccontarci in poche righe il suo romanzo:

Il romanzo nasce per rivelare la propria esperienza paranormale attraverso una metafora. Burt O.Z. Wilson scrive di evocazioni, negromanti, golem e draghi in un deserto rosso senza scrupoli, ma parla di sé.
Un collegamento con l’aldilà, la facoltà di ascoltare le anime, rinascere: nella sua prima pubblicazione Burt O.Z. Wilson racconta il suo paranormale. Cerca di spiegare come certe esperienze non siano lo stereotipo di un’attività onirica o creata da suggestione e fantasia, ma trascendentale: esperienza possibile a qualsiasi livello e persona, come intuizione e incontro nello spazio e nel tempo reali.
Quante volte, spesso senza volerlo, sentiamo di non essere soli mentre la nostra interiorità è allineata ad un preciso ricordo? E così la possibilità di osservare i segni delle anime è alla portata di tutti – anche se sottovalutata – spesso sotto ai nostri occhi. È il motivo che spinge Burt O.Z. Wilson a raccontare una storia incentrata su quella piccola parte umana spesso lasciata in ombra, meno razionale e spontanea, che molti hanno vergogna di mostrare.
Prende allora forma la figura dei negromanti, nella percezione comune definiti in negativo: praticanti di arti oscure e divinatori di morte. Ma esiste un equilibrio, e in quello il negromante diventa metafora: il flusso di coscienza, lasciato nell’oscurità, in basso, riemerge come personaggio che lotta per sopravvivere. Il negromante può evocare gli spiriti, dargli forma: l’artefice della rinascita.


Burt O.Z. Wilson legge e scrive di Horror, fantasy, sci-fi, thriller, ma il sogno irrealizzabile è diventare poeta. Il rifiuto all’immobilità lo costringe a spostarsi e per questo, durante i suoi viaggi, prende appunti di luoghi e persone; cerca di farli propri, li immerge nel mondo di fantasia che costruisce per sopravvivere. La natura è il suo habitat naturale: foreste verdi e fiumi dove scopre sé stesso; le città sono i posti dove impara a conoscere l’uomo: si ammala delle loro stesse abitudini, le ama ma cerca di sfuggirle.


Lo potete trovare qui:

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